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- Perché disfarsi dei robot: obsolescenza e costi di mantenimento
- Trovare una fonderia disponibile: ostacoli e decisione finale
- Il training prima del viaggio: simulazioni e prove pratiche
- Il giorno della fusione: tempistiche, tecnologia e brutale fisica
- Come si sono comportati i robot davanti all’acciaio fuso
- Dal metallo fuso agli oggetti da collezione: riciclo e destinazione
Per smaltire una flotta di robot umanoidi diventati obsoleti, un’azienda ha scelto una soluzione estrema: addestrarli a gettarsi volontariamente in una vasca di acciaio fuso. La scena ha richiamato subito alla mente il finale di Terminator 2, e perfino Arnold Schwarzenegger è intervenuto nella vicenda. L’operazione ha richiamato tecnici, stuntman e una fonderia lontana migliaia di chilometri, con una combinazione di simulazioni, test fisici e una finestra temporale molto stretta. Il risultato è stato filmato e documentato, ma non senza difficoltà tecniche e logistiche.
Perché disfarsi dei robot: obsolescenza e costi di mantenimento
I modelli in questione appartengono alla prima generazione di umanoidi dell’azienda, quelli che servivano a testare capacità domestiche e logistiche. Col tempo sono nati modelli più efficienti e la manutenzione dei vecchi esemplari è diventata antieconomica. Smontarli pezzo per pezzo sarebbe stato oneroso e poco pratico.
Robot umanoidi buttati nell’acciaio fuso: azienda li ha addestrati per smaltirli
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La società ha pubblicato il problema al pubblico per raccogliere idee su come procedere. La proposta più drastica è arrivata da una voce nota e colorita della cultura pop, che ha suggerito la fusione. Da lì è partita l’ipotesi del “tuffo” nella fonderia come soluzione definitiva.
Trovare una fonderia disponibile: ostacoli e decisione finale
Contattare stabilimenti pronti ad accogliere robot con batterie al litio si è rivelato complicato. Molte fonderie in Nord America hanno declinato per motivi di sicurezza e responsabilità. Sono state consultate anche figure esperte in esplosioni controllate e test di resistenza.
L’unico impianto disposto a collaborare si è trovato in Finlandia, nella cittadina di Imatra. Qui si trova un forno industriale che si è dimostrato idoneo alle esigenze dell’operazione. L’impianto ha accettato di ricevere i robot e gestire le colate necessarie.
Il training prima del viaggio: simulazioni e prove pratiche
Dall’addestramento in California alle acrobazie controllate
Le esercitazioni sono iniziate nel campus dell’azienda a San Jose, dove sono stati allestiti scenari protetti con grandi airbag. I robot hanno imparato ad eseguire salti dal secondo piano per replicare il movimento richiesto. Tecnici e stuntman hanno fornito i parametri dei lanci per addestrare i modelli.

In laboratorio la nuova intelligenza artificiale è stata istruita con dati di movimento ricavati da stunt umani. L’obiettivo era fare in modo che i robot centrassero una specifica area di una vasca di metallo fuso. Tutto è stato prima testato in simulazione per ridurre i rischi sul campo.
Il giorno della fusione: tempistiche, tecnologia e brutale fisica
La fonderia ha messo a disposizione un forno da settantacinque tonnellate alimentato da tre grandi elettrodi di grafite. L’impianto fonde rottami d’acciaio e richiede interventi rapidi per sfruttare il materiale allo stato liquido. Per questo le operazioni sono state programmate su pause molto precise.
- Durata totale dell’operazione: 24 ore
- Numero di colate previste: 6
- Finestra utile per ogni tuffo: circa 20 minuti
Quando la temperatura scende il metallo forma una crosta e diventa inutilizzabile per l’immersione. Telecamere e sensori hanno sofferto l’intensità del calore e i campi elettromagnetici. Nonostante questo, i modelli di controllo dei robot hanno continuato a funzionare e a guidare i salti.
Come si sono comportati i robot davanti all’acciaio fuso
Al momento dell’immersione i dispositivi elettronici esterni spesso hanno smesso di funzionare a causa dell’ambiente ostile. I robot, però, mantenevano in esecuzione i loro algoritmi interni. Questi modelli erano stati addestrati a prendere decisioni autonome anche con feedback sensoriale parziale.
In molte sequenze i robot hanno completato la traiettoria programmata e hanno centrato la vasca. Le immagini mostrano movimenti studiati, non atti casuali. L’intera procedura è stata registrata e verificata per documentare l’evento.
Dal metallo fuso agli oggetti da collezione: riciclo e destinazione
Il materiale recuperato dalle colate sarà trasformato in lingotti e inviato negli Stati Uniti per ulteriori lavorazioni. L’idea è realizzare una serie limitata di oggetti commemorativi ottenuti dall’acciaio fuso. Questi pezzi verranno poi proposti come oggetti da collezione legati alla storia dell’azienda.
Nel magazzino del quartier generale restano pochi esemplari della prima serie di umanoidi. L’azienda sottolinea che tutta l’operazione è reale e non una messa in scena digitale. Hanno ribadito che i robot sono stati effettivamente addestrati, inviati in Finlandia e immersi nell’acciaio fuso.











