Vesuvio seppellì rotoli 2.000 anni fa: ora gli scienziati potrebbero leggerli

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I ricercatori hanno messo alla prova una strategia innovativa per leggere scritture antiche troppo danneggiate per essere srotolate. Studiando come alcuni tratti d’inchiostro contengano tracce metalliche, hanno creato copie bruciate di papiri e le hanno sottoposte a scansioni avanzate. I risultati aprono nuove possibilità per i papiri di Ercolano, quei rotoli romani sepolti dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e rimasti spesso illeggibili a causa della carbonizzazione.

Perché molti papiri di Ercolano restano nascosti

L’eruzione del Vesuvio seppellì la città sotto metri di cenere e pietra, sottoponendo i rotoli a calore estremo. Questo processo ha trasformato il papiro in un materiale fragile e ricco di carbonio, che si sfalda se si tenta di aprirlo. La somiglianza chimica tra inchiostro carbonioso e papiro rende difficile distinguere i segni usando i raggi X convenzionali. Di conseguenza, molti manoscritti rimangono chiusi per evitare danni irreversibili.

Rovine sepolte dal Vesuvio con cenere e detriti
Il Vesuvio seppellì Ercolano sotto cenere e pietra, danneggiando i rotoli.

Negli ultimi anni alcuni rotoli sono stati letti grazie a tecniche virtuali, ma la lettura rimane parziale. La tomografia a raggi X ricostruisce la struttura interna, mentre software specializzati cercano di separare e appiattire gli strati. Tuttavia, isolare l’inchiostro dal fondo carbonioso resta il principale ostacolo.

Una prova pratica: copie carbonizzate con inchiostro al piombo

Per verificare un’ipotesi, il team ha preparato riproduzioni di rotoli e ha scritto su di esse con diversi inchiostri. Alcuni inchiostri contenevano piombo in varie concentrazioni per vedere se il metallo fosse rilevabile dopo la combustione. Le copie sono state poi avvolte e sottoposte a temperature elevate in una fornace per ricreare la carbonizzazione.

Tecnico che scansiona un rotolo in laboratorio usando apparecchiature
Riproduzioni di rotoli carbonizzati analizzate con tecniche di imaging avanzato.

Dopo il trattamento termico i ricercatori hanno esaminato i campioni con tecniche di imaging avanzato. Hanno impiegato la fluorescenza a raggi X per identificare la presenza di elementi come il piombo. Il metodo ha mostrato tracce di piombo in tutte le concentrazioni testate, aprendo la strada a ulteriori analisi.

La combinazione di tomografia e software personalizzato ha permesso di isolare e visualizzare porzioni della scrittura. I ricercatori hanno recuperato parole e segmenti leggibili dalle scansioni. Questo approccio sperimentale ha fornito una prova concreta che il piombo può facilitare la lettura.

Come la presenza di metalli cambia la visibilità della scrittura

Sfruttando la diversa risposta ai raggi X del piombo rispetto al carbonio, gli scienziati sono riusciti a separare meglio i segni dall’impasto carbonizzato. Questo ha reso possibile estrarre sequenze testuali che prima restavano nascoste. L’elemento metallico agisce come un contrasto naturale all’interno delle scansioni, migliorando la leggibilità di certe lettere.

Un membro del team ha espresso meraviglia per l’efficacia degli strumenti di imaging nel mettere in luce dettagli minuti. L’esperimento suggerisce che, ove il piombo sia presente, la tomografia può restituire informazioni utili. Restano però domande su quanta parte del testo originale sia realmente recuperabile.

Potenziali applicazioni e limiti della nuova strategia

I risultati indicano un possibile flusso di lavoro pratico per i rotoli antichi. Una prima fase di screening potrebbe identificare i frammenti con tracce metalliche, seguita da un tentativo di srotolamento virtuale. Questo approccio mirato ridurrebbe il tempo speso su rotoli privi di segnali rilevabili.

  • Screening rapido dei rotoli con fluorescenza a raggi X per individuare il piombo.
  • Tomografia selettiva sui frammenti che mostrano segnali promettenti.
  • Ottimizzazione del software usando repliche con testo noto per migliorare l’interpretazione.

Le copie carbonizzate servono anche come materiale di test per l’intelligenza artificiale. Poiché i ricercatori conoscono il testo delle repliche, possono addestrare algoritmi a riconoscere e interpretare le immagini. Il lavoro sperimentale è stato condotto al NIST e l’uso di attrezzature e personale è stato finanziato dal Dipartimento del Commercio, Radiation Physics Division e Center for Neutron Research.

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