Europei preistorici: scienziati svelano una dieta sorprendente

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Un nuovo studio internazionale svela come le scelte alimentari abbiano modellato identità e disuguaglianze in una regione della Polonia centrale tra Neolitico e Età del Bronzo. Analizzando resti umani e tecniche chimiche moderne, i ricercatori ricostruiscono tre millenni di pratiche alimentari. I risultati rivelano adattamenti locali, migrazioni di popolazioni con antenati della steppa e l’arrivo del miglio come coltura. Le evidenze mostrano che la dieta era tanto culturale quanto ecologica.

Strumenti scientifici che hanno cambiato la lettura del passato

Per penetrare nei dettagli della vita quotidiana sono stati combinati approcci tradizionali e metodi di laboratorio. Sono stati impiegati datazioni al radiocarbonio, sequenziamento del DNA antico e analisi isotopiche su collagene osseo. Questa triangolazione ha permesso di legare tempi, origini e abitudini alimentari in modo molto più preciso rispetto alla sola archeologia.

Le analisi includevano inoltre operazioni mirate su campioni selezionati per età e contesto. Tra le tecniche usate figurano:

  • radiocarbonio per definire cronologie;
  • DNA antico per tracciare affinità genetiche;
  • isotopi del carbonio e dell’azoto per ricostruire la dieta.

Questa combinazione ha svelato scenari diversi da quelli ipotizzati a partire solo dalle strutture abitative.

Pastorizia e paesaggi: il caso dei gruppi Corded Ware

L’arrivo delle comunità note come Corded Ware nella regione risale al tardo Neolitico, intorno al 2800 a.C. Le analisi isotopiche però contraddicono l’idea di pascoli aperti preferiti da questi gruppi. I dati indicano che spesso gli animali venivano bradiati in boschi o lungo valli umide.

Questo comportamento suggerisce scelte strategiche diverse rispetto ai coltivatori locali. Probabilmente si trattava di adattamenti al paesaggio o di competizione per le terre più fertili. Nel tempo, le differenze alimentari tra pastori e agricoltori si sono attenuate.

La convergenza dietetica mostra un processo di scambio culturale lento ma costante. Alcuni gruppi adottarono tecniche di gestione delle risorse locali. Altri mantennero elementi distintivi della loro economia pastorale.

L’introduzione del miglio e le scelte alimentari divergenti

Il miglio, noto come broomcorn millet, si diffuse rapidamente in molte aree eurasiatiche, ma l’adozione non fu uniforme in questa parte della Polonia. I risultati isotopici mostrano una variabilità marcata: alcune comunità aumentarono il consumo di miglio; altre no. Questo schema riflette preferenze culturali e strategie agricole diverse.

Le differenze nell’uso del miglio si accompagnano a pratiche funerarie distinte. In alcuni siti ritornano tombe collettive usate per generazioni. In altri luoghi si praticavano sepolture individuali o coppie disposte “piede contro piede”, un uso del rituale che segnala identità di gruppo.

Indicatori di disuguaglianza alimentare e status sociale

Le variazioni nei valori di azoto negli isotopi del collagene indicano accesso differenziato a proteine animali. Alcuni individui, soprattutto nell’Early Bronze Age, mostrano un consumo significativamente maggiore di carne o prodotti animali. Questo pattern suggerisce la nascita di gerarchie non sempre visibili dagli oggetti funerari.

L’interpretazione è che status e reti sociali influenzassero chi poteva consumare certe risorse. Le differenze alimentari si affiancano dunque a segnali materiali discreti. Il quadro ricostruito è quello di società in trasformazione, con segmentazione interna.

Autonomia culturale e percorsi locali nello sviluppo preistorico

Nel complesso, le comunità della regione non risultano semplici emule di innovazioni centrali europee. Piuttosto, hanno mostrato capacità di adattamento e creatività nelle strategie di sussistenza. La pluralità di pratiche dimostra un mosaico culturale dinamico, non una linea evolutiva univoca.

Le scelte alimentari, le modalità di sepoltura e le tecniche di gestione del territorio raccontano storie locali. Queste storie evidenziano come popolazioni differenti abbiano negoziato risorse e identità. L’interpretazione archeologica si arricchisce così di dati biologici che la rendono più sfumata.

Lo studio si basa sull’analisi di 60 individui datati tra circa 4100 e 1230 a.C. ed è pubblicato su Royal Society Open Science (DOI: 10.1098/rsos.250968). La ricerca è stata finanziata da programmi nazionali e europei, tra cui sovvenzioni del Ministero della Scienza polacco e borse ERC e Marie Skłodowska-Curie.

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