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Immagina di scoprire un segreto nascosto nelle profondità delle grotte preistoriche osservando semplicemente delle foto sul tuo computer. Può sembrare una scena da film d’avventura… e invece è realmente accaduto! Un conservatore di mobili londinese, senza camicia da Indiana Jones ma con uno spirito curioso, ha forse rivoluzionato la storia delle prime scritture umane. Vediamo insieme come una casualità possa diventare una potenziale svolta nell’archeologia moderna.
Un mobile, una scoperta: Bennett Bacon e il codice delle grotte
Forse il destino aspettava qualcuno con il nome “Bacon” (sì, come la colazione inglese!) per portare novità grasse nel campo dell’archeologia. Bennett Bacon, semplice restauratore di mobili a Londra, in una giornata apparentemente ordinaria di gennaio 2023, si guardava vecchie immagini di pitture rupestri europee risalenti a 15.000-40.000 anni fa (il Paleolitico, mica ieri). Ma mentre la maggior parte di noi avrebbe solo sbadigliato, lui ha notato qualcosa di insolito: piccoli tratti e punti accanto agli animali disegnati. Strani sì, ma… e se fossero stati più di semplici scarabocchi?
Bacon si è interrogato: questi simboli ripetuti vicino agli animali raffigurati, potrebbero rappresentare le prime scritture conosciute della storia dell’Homo sapiens? Un dettaglio lo ha insospettito: il numero di questi tratti e punti non superava mai il tredici. Un caso oppure una scelta precisa? La sua prima ipotesi era che potessero trattarsi di marcatori temporali, magari basati su un calendario lunare!
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Dal pensiero all’azione: decifrare l’ignoto
“Il significato di quei segni nei disegni mi ha sempre incuriosito, allora ho provato a decifrarli usando un approccio simile a quello adottato per comprendere un testo greco primitivo”, ha dichiarato Bacon in un’intervista, come riportato dalla piattaforma Sci News. Armato di dedizione degna di un investigatore, ha iniziato a confrontare i motivi presenti su centinaia di immagini.
Non tenendo tutto per sé (per fortuna!), ha subito condiviso le sue osservazioni con numerosi universitari esperti in archeologia. Lo scopo? Vederci chiaro e, magari, contribuire al progresso nella comprensione di queste enigmatiche pitture. Piccola nota storica: quando furono scoperte 150 anni fa, gli archeologi pensavano che quei simboli servissero solo a contare gli animali (osservati o cacciati) dagli autori delle pitture. Niente di troppo mistico, insomma.
La risposta degli esperti: un calendario lunare per l’umanità antica?
Come hanno reagito gli specialisti davanti alla teoria di Bacon? Alcuni hanno riconosciuto che la sua idea di calendario sarebbe potuta essere pertinente per l’epoca. Durante il Paleolitico, gli esseri umani possedevano una conoscenza approfondita delle periodiche migrazioni, degli accoppiamenti o delle nascite degli animali: questioni non banali, dato che la sopravvivenza dell’organizzazione sociale dipendeva proprio da queste informazioni cruciali.
Ma attenzione: il calendario in questione non era annuale, bensì basato sulle stagioni. Così almeno sostiene Tony Freeth, professore presso l’University College di Londra, che puntualizza: “I calendari lunari sono difficili, perché esistono poco meno di dodici mesi lunari e mezzo in un anno – quindi non si integrano perfettamente con l’anno solare”.
- Nel Paleolitico, la conoscenza dei cicli animali era vitale
- I tratti e punti osservati non oltrepassavano mai il numero 13
- Il calendario rispecchierebbe una suddivisione stagionale piuttosto che annuale
Un nuovo sguardo sulle società preistoriche: cosa ci insegna la scoperta?
Se la teoria venisse confermata, si aprirebbe una finestra sulle incredibili capacità di osservazione e di strutturazione temporale delle società preistoriche. Questi semplici tratti e punti, secondo Bacon e gli archeologi interessati, potrebbero essere la testimonianza di una sofisticata padronanza dei cicli naturali. Forse gli Homo sapiens, già 40.000 anni fa, iniziavano a concettualizzare il tempo e a lasciarne traccia sulle pareti delle grotte, utilizzando un vero e proprio codice “segreto”.
La pubblicazione della teoria sul “Cambridge Archaeological Journal” non ha lasciato indifferente la comunità scientifica. Numerosi esperti hanno riconosciuto la potenziale avanzatissima comprensione dei ritmi stagionali e lunari da parte dei nostri antenati. Se dovessero arrivare ulteriori conferme, questa scoperta potrebbe cambiare tutto ciò che pensavamo sulle origini della scrittura.
In conclusione, la storia di Bennett Bacon ci ricorda quanto sia preziosa l’osservazione minuziosa – e quanto possa essere rivoluzionario lo sguardo di chi, pur non essendo archeologo di professione, sa porsi domande diverse. Collaborazione, curiosità e meticolosità: tre ingredienti per spingere sempre più in là i confini della nostra conoscenza storica. Morale della favola? Mai sottovalutare né una passione, né un passatempo online: il prossimo grande mistero potrebbe nascondersi proprio dietro un click!












