Ghiacciai svizzeri in pericolo: persi un quinto negli ultimi cinque anni

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In Svizzera i ghiacciai stanno rapidamente perdendo massa: l’ultimo monitoraggio mostra ritiri che parlano chiaro e mettono in crisi equilibri naturali e infrastrutture. Le cifre parlano di decenni compressi in pochi anni, con effetti visibili sulle valli e sulle catene montuose. Scienziati e autorità lanciano segnali di allarme mentre gli scenari futuri si fanno sempre più incerti.

Un crollo quantitativo: quasi un quinto del volume in meno

Secondo il rapporto di GLAMOS e la Commissione svizzera per la criosfera, nei cinque anni più recenti i ghiacciai hanno perso quasi il 20% del loro volume. Solo il 2026 ha fatto segnare una riduzione del 5,5%, la seconda più alta mai registrata dopo il 2022. I ricercatori sottolineano che il ritmo attuale è più del doppio rispetto a qualsiasi altro quinquennio osservato in passato.

Matthias Huss, responsabile di GLAMOS, ha definito il 2026 «un anno catastrofico», indicando come un calo annuo intorno al 2% fosse fino a poco tempo fa considerato eccezionale. Le nuove percentuali ribaltano quindi le aspettative e costringono a rivedere modelli e piani di adattamento.

Clima estremo e neve assente: le stagioni che hanno accelerato lo scioglimento

L’inverno 2025/26 rientra tra i dieci con meno precipitazioni nevose registrati in Svizzera, e l’estate ha poi amplificato il danno. I mesi di giugno, luglio e agosto sono stati i più caldi dal 1864, anno d’inizio delle rilevazioni meteorologiche.

Il livello dello zero termico è rimasto sopra i 4.000 metri per 76 giorni, più del doppio della media storica. Di conseguenza, a fine estate non si trovava neve neppure oltre i 3.500 metri, con effetti diretti sul bilancio glaciale.

Questo mix di poca neve invernale e ondate di caldo estive ha reso i ghiacciai particolarmente vulnerabili, riducendone rapidamente lo spessore e la capacità di rigenerarsi nelle stagioni fredde.

Ghiacciai sotto stress: riduzioni di spessore e alcuni scomparsi

Lo spessore dei ghiacciai è diminuito in media tra i 2,5 e i 4 metri, e in alcune lingue glaciali si sono registrati abbassamenti fino a 10 metri. I colossi alpini hanno segnato ritiri storici in questo ciclo di scioglimento.

  • Aletsch – il più grande ghiacciaio alpino, ha toccato un nuovo picco di perdita.
  • Ghiacciaio del Rodano – ha subito una contrazione significativa.
  • Allalin e Clariden – anch’essi tra i più colpiti.
  • Bella Tola e Griessfiren/Plattalvafirn – sono scomparsi del tutto o ridotti a reliquie.

La scomparsa di ghiacciai minori evidenzia quanto rapido sia il processo in certe aree. Gli habitat, i paesaggi e le economie locali ne risentono in maniera immediata.

Acqua persa, risorse a rischio e nuovi pericoli per il territorio

Tra luglio e settembre i ghiacciai hanno rilasciato circa 2.200 miliardi di litri d’acqua, una quantità enorme ma temporanea. Secondo gli scienziati, si tratta di oltre quattro volte il consumo annuo di acqua dolce delle famiglie svizzere.

Acque torbide di scioglimento che scorrono da un ghiacciaio verso la valle
L’enorme rilascio stagionale d’acqua non compensa la perdita di riserva glaciale.

Questa massa d’acqua in eccesso non compensa la perdita di riserva a lungo termine: nei prossimi anni mancherà il serbatoio glaciale necessario durante le stagioni secche. Ciò avrà impatti su agricoltura, sull’energia idroelettrica e sui deflussi dei fiumi che alimentano l’Europa.

Rischi associati al ritiro glaciale

Il ritiro del ghiaccio destabilizza i versanti e aumenta il pericolo di frane e di colate detritiche. In più, il disgelo rapido può generare piene improvvise con effetti dannosi a valle. I tecnici segnalano una crescita delle situazioni critiche lungo le vie d’acqua e nelle vallate montane.

Huss avverte che in alcuni casi, «probabilmente tra dieci o forse quindici anni non ci sarà più ghiaccio». Questo orizzonte temporale spinge a pensare a misure di adattamento e protezione più urgenti e mirate.

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