Fossile 160 milioni di anni: calamaro mai visto lascia gli scienziati senza parole

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Una scoperta inattesa nelle rocce del Wyoming ha portato alla luce un parente dei calamari più robusto di quanto gli scienziati avessero mai immaginato. Due fossili rari hanno rivelato una nuova specie che cambia il quadro evolutivo dei cefalopodi giurassici. La ricerca combina tecniche moderne e anni di raccolte di campo per raccontare una storia antica quasi 160 milioni di anni.

Un belemnite straordinariamente massiccio dal Giurassico

Gli studiosi hanno descritto la nuova specie come Wyoteuthis linsterorum, un belemnite dal profilo inaspettato. A differenza dei tipici guardiani affusolati, questo esemplare mostra una struttura interna molto più larga. Il ritrovamento ridisegna le aspettative su quanto variassero le morfologie dei belemniti nel periodo giurassico.

Questi fossili provengono da depositi che risalgono a circa 160 milioni di anni fa. La loro scoperta indica che rami di belemniti ritenuti estinti potrebbero essere sopravvissuti più a lungo del previsto. Gli autori dello studio riportano come la forma insolita abbia attirato subito l’attenzione dei paleontologi.

Dimensioni e struttura: la guardia più larga mai trovata

Il segno più evidente è la guardia, l’elemento osseo interno che caratterizza i belemniti. In genere queste strutture sono lunghe e sottili, ma il fossile del Wyoming ha proporzioni diverse. Confronti dettagliati mostrano una silhouette più tozza rispetto ai campioni noti.

Guardia di belemnite fossile vista ravvicinata su sedimento
La guardia più larga mai trovata nei belemniti giurassici.

Le misure principali sono state annotate così:

  • lunghezza della guardia: circa 10 cm;
  • larghezza massima: fino a 6 cm;
  • stima lunghezza totale dell’animale vivo: intorno ai 60 cm, con i tentacoli inclusi.

Tecniche moderne per osservare il passato

Per analizzare i due reperti i ricercatori hanno impiegato la tomografia computerizzata. La scansione ha permesso di vedere dettagli interni senza danneggiare i fossili. Queste immagini hanno rivelato strutture che collegano la specie a una famiglia di belemniti ritenuta scomparsa molto prima.

Immagine TC di un fossile e modello 3D risultante
Tomografia computerizzata ha permesso ricostruzioni 3D senza danneggiare i reperti.

L’approccio non invasivo ha facilitato misurazioni e confronti morfologici precisi. Grazie ai dati digitali è stato possibile creare modelli 3D e studiare la variabilità interna. Questo ha rafforzato l’interpretazione tassonomica proposta dagli autori.

Il mare giurassico del Sundance e la ricchezza fossile del Wyoming

I reperti provengono dalla Formation Sundance, testimone di un antico mare interno che ricoprì il West americano. In quella formazione i belemniti sono molto comuni e spesso raccolti da appassionati e paleontologi locali. La nuova specie, però, è sorprendentemente rara rispetto ai soliti ritrovamenti.

Collezionisti e ricercatori lavorano da decenni in questa area. Molti reperti restano in collezioni private o in depositi museali prima di essere studiati. La scoperta dimostra quanto ancora si possa trovare anche in siti ben noti.

Secondo alcuni specialisti locali, la presenza abbondante di piccoli belemniti coesistenti ha permesso osservazioni dirette sulla diversità del gruppo. Queste informazioni aiutano a ricostruire ecosistemi marini del Giurassico. I nuovi esemplari gettano luce su nicchie ecologiche poco comprese.

Ipotesi sul modo di vivere e sulla dieta

La morfologia più voluminosa potrebbe aver dato vantaggi predatori a questo belemnite. Una guardia più larga poteva stabilizzare il corpo in acqua o favorire movimenti più potenti. I ricercatori suggeriscono che una maggiore massa fosse utile per cacciare prede più piccole e agili.

Tra le ipotesi c’è la possibilità che Wyoteuthis predasse altri cefalopodi, come i più comuni Pachyteuthis. Questa strategia è paragonabile al comportamento di alcuni calamari moderni. Tuttavia, al momento non esistono prove dirette della dieta e servono ulteriori studi per confermare queste teorie.

Dalla scoperta al riconoscimento: decenni di passione e collaborazione

La storia del reperto principale comincia negli anni Novanta, quando un ricercatore notò una guardia insolitamente grande. Questi pezzi rimasero poi per anni in un cassetto museale in attesa di analisi. Solo con il ritrovamento di un secondo esemplare è stato possibile procedere alla descrizione formale.

Il secondo fossile fu donato al Wyoming Dinosaur Center da un collezionista locale nel 2019. Da qui è partita una collaborazione internazionale che ha coinvolto scienziati di Stati Uniti, Regno Unito e Nuova Zelanda. Il risultato è stato pubblicato su una rivista specialistica di paleontologia, consolidando l’identificazione della nuova specie.

Il nome che ricorda un collezionista e la memoria condivisa

Il genere scelto, Wyoteuthis, evoca subito la provenienza del reperto, il Wyoming. L’epiteto specifico, linsterorum, è invece un omaggio a Cliff Linster e alla sua famiglia. Linster aveva donato il secondo esemplare e aveva una lunga storia di ritrovamenti importanti nella regione.

La dedica assume una valenza personale per alcuni coautori che hanno lavorato a scavi con Linster in passato. Anche se il collezionista è venuto a mancare prima della pubblicazione, il suo nome rimane ora legato a questa scoperta. Entrambi i fossili sono esposti al Wyoming Dinosaur Center, dove restano accessibili al pubblico e agli studiosi.

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