riparo rupestre di 8.000 anni svela un punto di svolta nella storia umana

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Sopra la gola del fiume Montsant, una grande grotta-scheggia conserva tracce incise del passaggio dal mondo dei cacciatori-raccoglitori a quello dei primi agricoltori. Gli ultimi scavi a Coves del Fem, nel Priorat, hanno riportato alla luce materiali che ampliano la nostra comprensione della preistoria nella parte nord-orientale della Penisola Iberica. La campagna archeologica del 2026 ha messo insieme studenti, ricercatori e tecniche moderne per ricostruire vite quotidiane antiche. Nel corso di poche settimane, il sito ha restituito indizi decisivi sulla trasformazione economica e sociale delle comunità locali.

Chi ha scavato e perché questo intervento è rilevante per la ricerca

La campagna è durata quattro settimane e ha coinvolto 25 tra docenti, ricercatori e studenti. Gli studenti di archeologia dell’UAB hanno sfruttato l’attività come addestramento pratico per la laurea. L’operazione rientra in un progetto quadriennale promosso dall’università per studiare l’uso del territorio nell’alto bacino del Montsant. Le ricerche mirano a chiarire come le popolazioni preistoriche abbiano trasformato il paesaggio.

Il progetto “Coves del Fem: Land Use and Exploitation in the Upper Montsant Basin (8000–2000 BC)” sarà attivo tra il 2026 e il 2029. Il lavoro sul campo è stato possibile anche grazie alla collaborazione con la famiglia Borrull, proprietaria dell’area. Questa sinergia tra istituzioni accademiche e territorio ha accelerato nuove analisi e datazioni. I risultati preliminari stanno già orientando studi più dettagliati.

Chi ha scavato e perché questo intervento è rilevante per la ricerca — La campagna è durata quattro settimane e ha coinvolto 25 tra docenti, ricercatori e studenti. Gli studenti di archeologia dell'UAB hanno sfruttato l'attività come addestramento pratico per la

Silosi sotterranei e focolari: indizi di un’economia agricola emergente

Nel livello del Primo Neolitico di tipo cardiale gli archeologi hanno identificato numerosi scavi nel suolo riconducibili a silos per conservare cibo. Accanto a questi sono emersi almeno due focolari distinti. Quando i silos hanno perso la loro funzione, sono stati riempiti con rifiuti domestici. Questi depositi di riutilizzo hanno conservato un insieme ricco di materiali utili allo studio della vita quotidiana.

Frammenti di ceramica decorata del Neolitico cardiale rinvenuti negli scavi
I reperti ceramici cardiali documentano le prime pratiche agricole nel sito

Tra i reperti recuperati si trovano ceramiche decorate, strumenti in selce e scarti della loro lavorazione. Sono presenti resti animali consumati e semi e frutti carbonizzati. Il contenuto dei silos, oltre a mostrare pratiche alimentari, documenta strategie di conservazione e gestione delle risorse.

  • Frammenti di ceramica con decorazioni tipiche del Neolitico cardiale
  • Strumenti e scarti di produzione in selce
  • Resti faunistici ed elementi botanici carbonizzati

Strati mesolitici straordinariamente intatti: una finestra sui cacciatori-raccoglitori

Una scoperta centrale della campagna è stata l’individuazione di due livelli mesolitici ben conservati. Questi depositi contengono tre focolari associati e una concentrazione di materiale archeologico. La presenza di strati riconoscibili e separati dal riempimento successivo ha permesso una lettura stratigrafica chiara.

Strumenti in selce e industrie litiche mesolitiche recuperate dagli strati intatti
Le industrie litiche mesolitiche offrono una rara finestra sui cacciatori-raccoglitori della regione

Il materiale recuperato include industrie litiche in selce, resti animali e una ricca componente archaeobotanica. I reperti botanici conservati consentono di ricostruire le specie raccolte e le pratiche di sfruttamento vegetale. Questi indizi danno informazioni dirette sulle risorse disponibili e sulle scelte alimentari dei gruppi mesolitici.

L’importanza di questi livelli va oltre il singolo sito. Offrono una rara possibilità di studiare il processo di transizione verso l’agricoltura in un contesto montano interno. Questo aspetto è cruciale per comprendere modelli di mobilità e adattamento nel Montsant.

Una sequenza stratigrafica che abbraccia millenni: dal Tardo Paleolitico all’età dei Metalli

Coves del Fem conserva una continuità di frequentazione difficile da trovare in altri siti catalani. Le testimonianze coprono dall’ultimo Mesolitico, circa 6000 a.C., sino all’inizio del Neolitico, intorno al 4500 a.C. L’arco cronologico rende possibile seguire il passaggio dalle economie venatorie alla produzione di cibo. Questa continuità stratigrafica rappresenta un laboratorio naturale per studiare la Neolitizzazione.

Oltre agli orizzonti mesolitici e neolitici, sono presenti tracce sporadiche che possono risalire alle fasi finali del Paleolitico Superiore. Altri resti appartengono a fasi successive della preistoria, inclusi momenti terminali del Neolitico e il passaggio all’età del Rame. La stratigrafia complessiva permette confronti temporali e funzionali che arricchiscono le interpretazioni. La varietà cronologica aumenta il valore scientifico del sito.

Cosa può dirci ancora Coves del Fem sulla Neolitizzazione

Il sito è una fonte chiave per decifrare come i gruppi umani hanno riorganizzato economia e società durante il processo di adozione dell’agricoltura. L’analisi integrata di materiali litici, resti faunistici e dati botanici promette ricostruzioni dettagliate. Queste ricerche aiuteranno a comprendere pratiche di sussistenza, rotte di mobilità e strategie di sfruttamento del territorio. Il lavoro in corso unirà scavi, analisi di laboratorio e datationi precise.

Tra gli obiettivi principali degli studi figurano:

  • Ricostruire diete e tecniche di conservazione
  • Individuare modelli di mobilità stagionale e insediativa
  • Capire l’uso delle risorse naturali nel Montsant

Queste linee di ricerca sono al centro del progetto UAB e orienteranno analisi future. Le prossime campagne e studi specialistici chiariranno molti aspetti ancora oscuri.

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