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Scavi recenti sul sito di Gesher Benot Ya’aqov hanno fatto emergere dettagli inediti sul rapporto tra i primi esseri umani e il fuoco, grazie a frammenti di carbone conservati per centinaia di migliaia di anni. Questi resti rivelano non solo quali piante fornivano combustibile, ma anche come l’ambiente lacustre abbia favorito insediamenti ripetuti. L’analisi apre una finestra sulle scelte economiche e sulle capacità organizzative degli abitanti del Pleistocene medio. Leggere questi minuscoli pezzi di carbone significa ricostruire paesaggi, abitudini quotidiane e strategie di sopravvivenza.
Un lago ricco di risorse che attirava gruppi umani
Circa 780.000 anni fa, l’area di GBY si trovava sulle rive di un vasto lago d’acqua dolce. L’ecosistema circostante comprendeva paludi, boschetti e una fauna abbondante. Per i gruppi acheuleani, questa combinazione rappresentava un punto strategico per vivere e procurarsi cibo.
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Gli scavi diretti dalla Prof.ssa Naama Goren-Inbar hanno documentato più di venti livelli di occupazione. Sono emersi utensili litici, resti di pesci, semi e grandi ossa animali. Tra i ritrovamenti spicca lo scheletro di un elefante dalle zanne dritte, probabilmente lavorato in loco.
Il carbone come archivio della vegetazione antica
Frammenti di carbone così antichi sono rari e perciò particolarmente preziosi per la paleoecologia. I ricercatori hanno esaminato oltre 200 campioni con tecniche microscopiche. Ogni pezzo di carbonella è una traccia diretta delle piante presenti vicino al sito.
Specie individuate tra i resti carbonizzati
Lo spettro botanico emerso è sorprendentemente vario e documenta la vegetazione del tempo. Ecco alcune delle specie identificate:
- Frassino (ash)
- Salice (willow)
- Vite selvatica (grapevine)
- Oleandro
- Olivo
- Quercia (oak)
- Pistacchio
- Melograno
Tra questi, la presenza del melograno è particolarmente significativa. Si tratta di prova più antica della pianta nella regione del Levante, spostando indietro la sua storia di centinaia di migliaia di anni. Inoltre, la varietà del carbone supera quella di altri resti botanici trovati sul sito.
Il ruolo della legna nella scelta dei luoghi di vita
I dati invitano a ripensare la selezione del combustibile da parte degli abitanti di GBY. Piuttosto che scegliere specie specifiche, sembra che sfruttassero ciò che era più accessibile. Una fonte importante risulta essere stata la legna trasportata dall’acqua.
I tronchi e i rami trascinati dal lago si accumulavano lungo la riva. Questo materiale fungeva da combustibile pronto all’uso e riduceva lo sforzo per procurarsi legna. Di conseguenza, la disponibilità costante di legna può aver favorito la ritornante occupazione del sito.
Prove di fuoco usato per la cucina e l’organizzazione sociale
La concentrazione di carbone si sovrappone spesso a depositi di resti ittici, in particolare denti di grandi carpe. Questa associazione indica con forza l’uso del fuoco per cucinare pesce. In pratica, il fuoco non serviva soltanto per calore o luce, ma era integrato nelle pratiche alimentari.
La gestione del fuoco e delle attività ad esso legate richiede competenze e coordinamento. I dati suggeriscono che gli abitanti di GBY sapevano controllare focolari e organizzare compiti come la pesca e la lavorazione del cibo. Allo stesso tempo, la raccolta della legna poteva essere un’attività semplice, basata sulla presenza locale di materiale morto.
Insieme, carbone, resti animali e strumenti litici tracciano il profilo di una comunità capace e adattiva. L’assemblaggio di prove mette in luce come risorse ambientali e uso del fuoco abbiano plasmato scelte d’insediamento e comportamenti quotidiani nel Pleistocene.












