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Nell’oscurità di Cloggs Cave, strati di cenere conservano un racconto millenario: piante intere, raccolte e portate deliberatamente all’interno della grotta, venivano bruciate in rituali che risalgono fino all’ultima glaciazione. Le analisi microscopiche rivelano impronte di foglie, steli e fiori sotto forma di fitoliti, indizi silenziosi di pratiche umane ripetute nel tempo. Queste scoperte collegano la documentazione scientifica alle tradizioni orali del popolo GunaiKurnai, custode delle terre intorno alla grotta. Lo studio mette insieme archeologia, etnografia e tecniche di datazione per ricostruire una pratica rituale lunga decine di millenni.
Fitoliti e cenere: il deposito minerale che racconta le visite
I ricercatori hanno estratto migliaia di fitoliti da due fosse scavate nella grotta, profonde 1,5 e 2,3 metri. Gli strati superiori contengono 73 lamine sottili di cenere depositate tra circa 4.400 e 1.600 anni fa. Le datazioni sono state ottenute con luminescenza otticamente stimolata e datazione al radiocarbonio mediante spettrometria a massa accelerata.
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Nelle stesse sequenze è emersa una pietra eretta alta 28 cm, interpretata come un manufatto rituale collocato intorno a 2.000 anni fa. Questi elementi stratigrafici mostrano una ripetizione di azioni: materiali organici portati dentro, disposti e bruciati, poi sepolti da nuovi sedimenti. Ogni strato conserva una “fotografia” del gesto rituale, offrendo una cronologia di pratiche nel tempo.
Scelta delle piante: perché venivano portate intere nella grotta
L’analisi ha identificato 29 tipi di fitoliti provenienti da erbe, graminacee e poche piante legnose. La maggioranza era costituita da fitoliti di erbe, a volte fino al 97% del materiale presente nei depositi. Questo indica una preferenza netta per le graminacee rispetto ad alberi e arbusti.

I fitoliti appartenevano a diversi sottogruppi di graminacee: Pooideae (climi temperati), Panicoideae (climi caldi e umidi) e, in misura minore, Chloridoideae (specie resistenti alla siccità). La distribuzione suggerisce che gli Antenati non raccoglievano casualmente: spesso portavano piante che crescevano immediatamente fuori dall’ingresso. La presenza di componenti da steli, foglie, fiori e radici dimostra che venivano trasportate erbe intere, non solo frammenti raccolti sul posto.
Prove di combustione e continuità rituale
Circa il 18% dei fitoliti esaminati mostra segni di bruciatura o fusione microscopica. Queste tracce sono presenti attraverso gli strati datati, indicando che il fuoco e la cenere furono elementi costanti per migliaia di anni. I fitoliti semi-bruciati, trovati all’interno delle lamine di cenere, non possono essere spiegati da animali o da processi naturali.
Il quadro che emerge è quello di un’uso ricorrente del fuoco a fini rituali, in accordo con racconti etnografici sul ruolo delle grotte nelle pratiche spirituali. Oltre ai fitoliti, sono stati rinvenuti anche reperti organici come bastoni di Casuarina con tracce di grasso, suggerendo una varietà di rituali che impiegavano materiali diversi. Gli elementi materiali e le tradizioni orali convergono verso una continuità culturale molto lunga.

Collaborazione con la comunità GunaiKurnai e metodo scientifico
Lo scavo è stato condotto su richiesta del GunaiKurnai Land and Waters Corporation, con il coinvolgimento diretto della comunità nelle fasi di progetto e interpretazione. Membri GunaiKurnai hanno partecipato alle campagne di campo e alla comunicazione dei risultati. Questo approccio ha garantito rispetto e integrazione delle conoscenze tradizionali.
Il lavoro ha combinato microscopia, classificazione dei fitoliti e datazioni avanzate, oltre alla collaborazione internazionale tra ricercatori australiani, francesi e neozelandesi. Gli studi rientrano in progetti finanziati dall’Australian Research Council, che supportano ricerche su siti archeologici minacciati e sulla storia pre e post glaciazione. In sintesi, metodo e comunità hanno fornito un quadro robusto e pluralistico delle pratiche nella grotta.
Elementi chiave e implicazioni per l’archeologia culturale
Ecco i punti salienti emersi dall’indagine:
- Presenza continua di fitoliti bruciati per oltre 25.000 anni.
- Selezione deliberata di erbe intere, provenienti vicino all’ingresso della grotta.
- Ritrovamenti materiali coerenti con rituali documentati nelle tradizioni GunaiKurnai.
Questi risultati sfidano l’idea che depositi di cenere siano semplici resti di attività quotidiane. Al contrario, suggeriscono pratiche ritualmente cariche e ripetute nel tempo. L’integrazione di evidenze microscopiche e racconti orali arricchisce la comprensione del passato culturale della regione.












