Insetti: la conquista della terra fu più strana di quanto pensassero gli scienziati

Mostra sommario Nascondi sommario

Un fossile scoperto nel Texas occidentale sta riscrivendo la storia degli insetti, mostrando una creatura che mescolava caratteristiche terrestri e branchiali. Questo animale, vissuto circa 324 milioni di anni fa, offre indizi preziosi su come i progenitori degli insetti abbiano affrontato il passaggio dall’acqua alla terra. Le nuove ricostruzioni suggeriscono un lungo stadio anfibio, dove arti addominali a forma di pagaia convivevano con sei zampe tipiche degli insetti. Il ritrovamento mobilita paleontologi e genetisti nella ricerca delle prime tappe dell’innovazione evolutiva degli esapodi.

La scoperta del Texas che cambia le carte in tavola

Il fossile è stato rinvenuto nella formazione di Tesnus, una sequenza di calcari e argille nel Marathon Uplift. Le concrezioni calcaree hanno protetto l’esemplare consentendo una conservazione eccezionale dei dettagli. Gli studiosi hanno riconosciuto una specie nuova per la scienza e l’hanno battezzata Chosha praecursor. Questo reperto proviene da sedimenti del Tardo Mississippiano e risale a circa 324 milioni di anni fa.

Affioramento roccioso della formazione di Tesnus in Texas, strati di calcare e argilla
La formazione di Tesnus,al Marathon Uplift, dove è stato rinvenuto il fossile.

La prima descrizione mette in luce tratti sia primitivi sia già orientati verso la morfologia degli insetti moderni. L’animale non sembra un adulto completamente terrestre, né un semplice crostaceo. Si colloca piuttosto in una fase di transizione molto più lunga di quanto si immaginasse. Per questo motivo il reperto è considerato cruciale per capire la radiazione iniziale degli esapodi.

Anatomia mista: corpo da insetto e arti per nuotare

I fossili mostrano un corpo segmentato con sei zampe toraciche chiaramente sviluppate. Alla fine dell’addome sono visibili un filamento mediano e due cerci terminali. È quindi evidente la presenza di tratti tipici degli insetti insieme ad altre caratteristiche più antiche. Questa combinazione rende l’esemplare particolarmente significativa.

Dimensioni e parti identificabili

Gli individui misuravano circa 32 millimetri senza i filamenti terminali. Con il filamento mediano e i cerci la lunghezza raggiungeva quasi 50 millimetri. I ricercatori hanno anche riconosciuto un ovopositore funzionale. Questi elementi indicano che si trattava di adulti piuttosto che di larve.

Arti addominali a pagaia e loro funzione

Sull’addome i segmenti anteriori presentavano appendici articolate, fino al nono segmento. Verso la parte posteriore queste appendici si allargavano in vere e proprie pale. Nessun insetto attuale possiede arti addominali simili nella forma e nella disposizione. Quelle paddle suggeriscono un adattamento alla vita in acqua poco profonda.

Colmare il vuoto fossile: Devoniano, Mazon Creek e la continuità evolutiva

Prima di questa scoperta la storia iniziale degli insetti era costellata da un buco temporale di circa 80 milioni di anni. Le stime molecolari indicavano origini molto più antiche rispetto ai reperti certi. Ora, confrontando il nuovo fossile con materiali dalla Scozia e dall’Illinois, emerge una continuità evolutiva finora invisibile. Questi confronti fanno avanzare la datazione della radiazione iniziale degli esapodi.

Tra i reperti coinvolti nello studio figurano esemplari noti e enigmi fossili da diverse località. Tra questi si possono citare:

  • Il Rhynie Chert di Scozia, con insetti del Devoniano primitivo.
  • I resti denominati Leverhulmia, attribuiti al primo Devoniano.
  • Il giacimento di Mazon Creek, nel Carbonifero, negli USA.
  • Le concrezioni della formazione di Tesnus, in Texas.

Habitat ricostruito: margini di coste e delta paleozoici

I sedimenti associati indicano un ambiente di delta poco profondo, vicino a coste antiche. In queste aree l’alternanza di terra umida e acque litoranee offriva molte nicchie ecologiche. Gli arti a forma di pagaia sarebbero stati utili per nuotare o per spostarsi nella fanghiglia. Nello stesso tempo le sei zampe toraciche permettevano di camminare su substrati molli e umidi.

Ricostruzione di un delta costiero paleozoico con acque basse e vegetazione paludosa
Ricostruzione dell’habitat di margine costa-delta dove viveva Chosha praecursor.

Questa ecologia di bordo acqua-terra è coerente con una strategia di vita anfibia. Animali come Chosha praecursor avrebbero sfruttato risorse sia acquatiche sia terrestri. Probabilmente si nutrivano di humus, detriti vegetali e spore fungine. Il loro ruolo come decompositori avrebbe facilitato il ciclo dei nutrienti nelle prime comunità terrestri.

Perché la perdita degli arti addominali fu graduale

La presenza prolungata di appendici addominali dimostra che la semplificazione corporea non avvenne in una sola tappa. In ambiente anfibio quegli arti servivano ancora per la locomozione e la stabilità. Con la progressiva dipendenza dal suolo, quelle strutture si sono ridotte. Il risultato è il corpo diviso in torace locomotore e addome specializzato che conosciamo oggi.

La riduzione degli arti addominali probabilmente migliorò l’efficienza di movimento sulla terraferma. Inoltre permise all’addome di evolvere funzioni riproduttive e digestive più complesse. La presenza di un ovopositore già in questi esemplari suggerisce che l’ovodeposizione mirata fu un vantaggio precoce. Questo avrebbe favorito la colonizzazione di nuovi microhabitat terrestri.

La transizione acqua-terra appare così come una lunga serie di adattamenti incrementali, non una rivoluzione improvvisa. Le evidenze fossili confermano che parti utili in acqua furono mantenute finché servivano. Poi si modificarono o scomparvero con il cambiare dei modi di vita.

Metodi, team e tecniche che hanno svelato il reperto

La ricerca è stata condotta da un gruppo internazionale guidato da Chenyang Cai e Erik Tihelka. Hanno preso parte studiosi provenienti da Cina, Regno Unito, Stati Uniti, Spagna e altri paesi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nature, dopo analisi morfologiche dettagliate. Le conclusioni si basano su confronto diretto con altri esemplari fossili.

Per ottenere i dati sono state applicate tecniche avanzate di imaging e analisi dei concreti. Tra i metodi impiegati figurano:

  • Osservazioni in luce polarizzata per rivelare dettagli sottili.
  • Confronti morfologici con esemplari dal Devoniano e dal Carbonifero.
  • Analisi stratigrafica e contestualizzazione paleoambientale.

Queste procedure hanno permesso di distinguere tratti prima interpretati erroneamente come larvali. La nuova lettura ha così rivelato adulti con una combinazione unica di caratteri. Il risultato apre la strada a ulteriori indagini su come gli insetti abbiano conquistato la terraferma.

Dai il tuo feedback

★★★★★

Sii il primo a votare questo post
o lascia una recensione dettagliata



XagenaSalute è un media indipendente. Sostienici aggiungendoci ai preferiti di Google News:

Pubblica un commento

Pubblica un commento