Dna svela mistero di 166 anni della spedizione Franklin naufragata

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Un nuovo studio genetico ha fatto luce su un capitolo tragico della ricerca del Passaggio a Nord-Ovest, rivelando l’identità di quattro marinai appartenuti alla spedizione di Sir John Franklin del 1845. Le analisi del DNA estratto da resti scheletrici, incrociate con campioni di discendenti viventi, hanno permesso di attribuire nomi fino ad oggi incerti. Questo lavoro amplia la comprensione degli ultimi momenti dell’equipaggio e ricongiunge famiglie moderne a pezzi dimenticati della loro storia. Il ritrovamento rappresenta anche un progresso nelle tecniche forensi applicate a indagini storiche in aree artiche.

Quattro nuove identità confermate tra i marinai della Franklin

Gli antropologi dell’Università di Waterloo hanno annunciato l’identificazione di quattro membri della spedizione del 1845, portando a sei il totale dei marinai confermati finora. Le scoperte emergono dallo studio comparativo del DNA mitocondriale e del cromosoma Y con campioni di parenti diretti. Questi risultati offrono punti di riferimento concreti per ricostruire gli ultimi movimenti della spedizione.

Secondo i ricercatori, tre dei nuovi nomi appartenevano a uomini imbarcati sull’HMS Erebus, mentre il quarto era un membro dell’equipaggio dell’HMS Terror. Le posizioni dei ritrovamenti suggeriscono che i corpi furono lasciati in luoghi diversi lungo la rotta di fuga dall’isola di King William. Questi indizi aiutano a mappare i tentativi di sopravvivenza intrapresi dai sopravvissuti.

Il mistero di Harry Peglar finalmente risolto

Tra le nuove attribuzioni spicca la conferma dell’identità di Harry Peglar, capo della sezione Foretop dell’HMS Terror. Il corpo associato ai suoi documenti era stato scoperto nel 1859, ma la discrepanza tra l’abbigliamento e il rango aveva alimentato dubbi per oltre un secolo. La prova genetica chiude una controversia durata 166 anni.

I documenti personali ritrovati con il corpo attribuiti a Peglar
I ‘Peglar Papers’ collegati ai resti ora confermati come appartenenti a Harry Peglar.

I cosiddetti “Peglar Papers”, documenti personali ritrovati insieme al corpo, contenevano poesie e annotazioni ritenute tra le poche testimonianze scritte della spedizione. Identificare il salvataggio del materiale e attribuirne la proprietà a Peglar permette di contestualizzare meglio quei fogli. Questo accresce il valore storico delle carte e conferisce nuova credibilità alle descrizioni in esse contenute.

Chi erano gli altri marinai riconosciuti

Gli altri tre uomini identificati sono William Orren, David Young e John Bridgens, con ruoli che vanno dal marinaio abile al cameriere degli ufficiali. Tutti e tre risultano sopravvissuti ai primi anni di navigazione e parteciparono alla ritirata finale dal pack artico. Le analisi indicano che i loro resti furono trovati in punti legati alla fase terminale della spedizione.

La scoperta mostra che questi uomini tentarono la marcia verso sud trascinando scialuppe sulla neve, come documentano siti di ritrovamento lungo la costa occidentale dell’isola di King William. I reperti non presentano tracce di pratiche estreme su questi scheletri. Questo contrasta con altri casi già noti in cui sono emerse segnalazioni di cannibalismo su resti diversi.

Nel loro insieme, le nuove identificazioni ampliano la mappa delle morti e degli spostamenti finali dell’equipaggio. Ogni nome recuperato aiuta a ricostruire rotte, tempistiche e condizioni di sopravvivenza. I dati contribuiscono anche a verificare testimonianze e relazioni storiche preesistenti.

Metodi forensi: come il DNA ha riscritto la storia

Il team ha estratto materiale genetico da ossa e denti trovati in siti artici e ha eseguito sequenziamento su marcatori specifici. Successivamente i tecnici hanno confrontato questi profili con campioni inviati da discendenti documentati. In ogni caso riportato, il confronto ha mostrato una distanza genetica pari a zero, un argomento molto forte a favore dell’identità proposta.

Tecnici al lavoro su campioni di osso in laboratorio genetico
Analisi di DNA da ossa e denti che hanno permesso le identificazioni.

Tipi di marcatori e criteri di corrispondenza

Gli scienziati hanno usato sia il DNA mitocondriale, trasmesso per linea materna, sia il cromosoma Y per i legami paterni. Per validare una corrispondenza sono state richieste prove genealogiche che dimostrassero una linea ininterrotta materna o paterna. Questi requisiti genealogici sono essenziali per evitare falsi positivi nelle attribuzioni storiche.

Discendenti, emozioni e ricongiungimenti

I risultati hanno avuto impatto diretto sulle famiglie moderne di quei marinai, offrendo dettagli fino ad ora ignoti sulle circostanze delle loro morti. Tra i discendenti c’è Rich Preston, giornalista della BBC, che ha scoperto un legame con John Bridgens. La reazione è stata quella di un misto di sorpresa e curiosità verso una storia familiare emersa dopo oltre 170 anni.

In passato il gruppo di ricerca aveva già identificato altri membri della spedizione sfruttando analoghe tecniche: nel 2021 un incrocio genetico ha permesso di riconoscere un ingegnere dell’Erebus, mentre nel 2024 fu attribuito il nome del capitano dell’Erebus a resti che mostravano segni di consumo umano. Le nuove scoperte però non indicano tracce di cannibalismo sui resti più recenti, un dettaglio importante nella ricostruzione degli eventi.

Come partecipare alle prossime ricerche e cosa occorre

I ricercatori invitano discendenti di membri della spedizione a mettersi in contatto per valutare se il loro DNA possa contribuire a ulteriori identificazioni. Sono richiesti campioni di saliva o sangue, oltre a documentazione genealogica che attesti linee materne o paterne ininterrotte. Questo approccio integrato rende possibile associare resti antichi a famiglie contemporanee.

Per agevolare la collaborazione, il team segue una procedura standard che include verifiche archiviali e analisi genetiche confermative. Ecco i passaggi principali:

  • Raccolta di documenti genealogici certificati;
  • Prelievo e analisi del campione biologico del discendente;
  • Confronto con il DNA estratto dai resti archeologici.

Gli scienziati sottolineano che molte identità restano ancora da attribuire e che ogni nuova corrispondenza può cambiare la narrazione storica della spedizione di Franklin. Le ricerche proseguono e il coinvolgimento dei discendenti è considerato cruciale per i prossimi avanzamenti.

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