Mostra sommario Nascondi sommario
Una nuova lettura delle fonti cuneiformi getta luce su oscuri scarti della storia assira. Ricerche recenti mostrano che la Lista dei Re Assiri potrebbe aver censurato sovrani scomodi. Resti di tavolette, stele e statue suggeriscono una successione reale più contesa e frammentata di quanto si pensasse. Questo studio apre scenari diversi sulla politica e sulla memoria ufficiale dell’Assiria.
Tre sovrani ignorati che rimodellano la cronologia assira
Gli studiosi Alexander Johannes Edmonds ed Eckart Frahm hanno ricostruito tre regni praticamente scomparsi dalle fonti canoniche. Per quasi un secolo l’Assyrian King List è stata considerata la tabella di marcia della dinastia. Ma nuove prove mostrano omissioni significative nella lista ufficiale.
Chip spariti dalle carte d’identità ad Acerra: tre casi in pochi giorni
Bande spaccafeste della Milano bene anni ’90: furti e devastazioni tornano per Roberto Vecchioni

Ecco i tre casi identificati dagli autori:
- Un altro sovrano prende il nome Tiglath-pileser e sembra aver contemporaneamente sfidato Aššur-dān III. Una tavoletta del British Museum riporta un atto regio attribuibile a questo governante. Edmonds e Frahm stimano il suo regno intorno al 763–762 a.C.
- Una stele rinvenuta a Tell ‘Abta nel 1894 mostra un nome sostituito da quello di un Tiglath-pileser successivo. Gli studiosi propongono che la sostituzione diventi comprensibile se si inserisce un re Shalmaneser tra le cronologie note. Questo Shalmaneser sarebbe collocabile poco prima dell’ascesa di Tiglath-pileser III nel 745 a.C.
- Un terzo caso riguarda un Aššur-uballiṭ citato in una tavoletta di Tukultī-Ninurta II come restauratore di un vaso cerimoniale. La Lista dei Re non registra alcun Aššur-uballiṭ fra i due Tukultī-Ninurta. Gli autori propongono che egli abbia regnato dal 913 al 912 a.C., spiegando anche una statua reale trovata ad Aššur e mutilata intenzionalmente.
La Lista dei Re: cronologia storica o strumento di legittimazione?
Gli studiosi mettono in discussione la neutralità della Lista dei Re Assiri. Piuttosto che un elenco oggettivo, potrebbe essere stata un documento ritoccato per consolidare il potere. Secondo Edmonds e Frahm, l’AKL potrebbe aver eliminato sovrani di breve durata o rivali.
Questa lettura trasforma l’AKL in uno specchio delle scelte politiche. Non solo cronaca, ma anche memoria selettiva. La lista riflette chi i successori volevano ricordare come legittimi.
Prove materiali: tavolette, stele e statue che ricostruiscono i regni perduti
La tavoletta del British Museum è centrale per il caso del primo Tiglath-pileser. Vi compare un documento amministrativo o un atto regio che porta il suo nome. Il registro paleografico e il contenuto permettono una precisa collocazione cronologica.

La stele di Tell ‘Abta offre un esempio di intervento diretto sulla memoria pubblica. Il nome inciso fu sostituito in epoca successiva con un altro sovrano. Questa alterazione fisica corrisponde all’ipotesi di regni paralleli o successivi cancellati dagli annali ufficiali.
Anche la menzione di Aššur-uballiṭ sulle tavolette e la statua mutilata ad Aššur rafforzano l’ipotesi di omissione intenzionale. La testa mancante e i segni di scalfitura sulle armi e sui simboli reali indicano una damnatio memoriae. Le tracce materiali si combinano così con le fonti testuali per ricostruire questi regni.
Implicazioni per la ricerca assiriologica e nuove domande aperte
Queste ricostruzioni costringono a rivedere antiche certezze sulla formazione dell’impero assiro. Emergono scenari con pretese concorrenti e regni di corta durata. Gli storici devono ora integrare dati frammentari per ottenere una visione più complessa della successione reale.
Il ritrovamento solleva anche interrogativi metodologici. Quali criteri decidevano la “canonicità” di un re? In che misura la memoria culturale fu manipolata a fini politici? Nuove ricerche testuali e scavi mirati saranno necessari per approfondire questi temi.












