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Alcuni esseri umani moderni portano ancora una versione del recettore dell’ormone della crescita ereditata dai Neandertaliani, e questa variazione sembra amplificare i segnali che regolano crescita muscolare e ossea. Studi recenti mettono insieme esperimenti in laboratorio e dati su larga scala per mostrare come una singola variante genetica influenzi tessuti e struttura facciale. La scoperta riapre il dibattito su quanto l’antica mescolanza con specie umane arcaiche abbia plasmato caratteristiche fisiche odierne.
Recettore neandertaliano: come altera i segnali di crescita
Il recettore dell’ormone della crescita si trova sulla membrana cellulare e trasmette al nucleo il messaggio inviato dall’ormone prodotto dall’ipofisi. I ricercatori hanno individuato due mutazioni presenti nella versione Neandertal che non si ritrovano nella forma più comune degli esseri umani moderni. Queste modifiche sembrano rendere il recettore più reattivo allo stimolo ormonale.
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La morfologia dei Neandertaliani suggerisce una corporatura robusta con massa muscolare e tratti facciali marcati. Anche se la variante genetica non spiega da sola l’aspetto completo dei Neandertaliani, contribuisce a piccole differenze nella crescita dei tessuti. La presenza di questo recettore offre una pista genetica concreta per comprendere alcune di queste caratteristiche.
Gli autori principali dello studio sono Hugo Zeberg, affiliato al Karolinska Institutet, e Philipp Kanis del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology. Il loro approccio combina esperimenti cellulari con analisi di grandi banche dati genomiche. Questo tipo di ricerca integra biologia molecolare e genetica delle popolazioni.
Risultati in laboratorio e riscontro nei dati di popolazione
Nei test su cellule coltivate in laboratorio, quelle dotate della variante neandertaliana del recettore hanno mostrato una crescita significativamente maggiore. La differenza osservata si attesta intorno al 40% in più rispetto alle cellule con la versione comune. Gli autori hanno rilevato che gran parte dell’effetto è attribuibile a una sola delle due mutazioni.

Concordanza tra esperimenti e studi su larga scala
Lo studio non si limita al laboratorio: i ricercatori hanno analizzato dati genetici e fenotipici provenienti da oltre un milione di individui. I risultati indicano che la stessa tendenza osservata in vitro è riscontrabile anche nelle misure corporee umane. Questo allineamento fra evidenze sperimentali e popolazionali è raro e rafforza l’ipotesi funzionale.
La segregazione della variante nei database ha permesso di valutare l’effetto su diverse popolazioni. I dati suggeriscono un impatto misurabile ma modesto quando confrontato con l’insieme dei fattori che determinano massa corporea. Gli autori sottolineano l’importanza di combinare metodi diversi per ottenere una visione completa.
Quando emergono gli effetti: dall’infanzia all’età adulta
Analizzando misure corporee di più di 6.000 bambini, il team non ha trovato associazioni significative con la crescita fino agli undici anni. Questo indica che la variante non influenza la crescita precoce o l’accrescimento infantile in modo evidente. L’ipotesi è che l’effetto diventi più evidente durante la pubertà, periodo in cui gli ormoni anabolici aumentano.

Negli adulti, i portatori della versione neandertaliana presentano in media circa 270 grammi in più di massa muscolare. La coautrice Miriam Berreiter, che pratica CrossFit, ha commentato con ironia che la genetica può aiutare ma non sostituisce l’allenamento. Il dato evidenzia un contributo reale ma limitato al fenotipo complessivo.
Segni sottili sul cranio e sui denti
Oltre alla massa muscolare, la variante è stata associata a lievi differenze nella struttura facciale. I portatori tendevano ad avere una porzione posteriore della mandibola leggermente più corta rispetto alla media. Si osservano anche radici dentali un po’ più corte, tratti che richiamano caratteristiche riscontrate nei Neandertaliani.
Hugo Zeberg avverte però che si tratta di segnali minuti e non determinanti per l’aspetto complessivo. Una singola mutazione agisce insieme a molte altre varianti genetiche e a fattori ambientali. Gli autori invitano a non sovrastimare il ruolo di questa variante nella ricostruzione della morfologia antica.
Origine, diffusione geografica e finanziamento della ricerca
La variante del recettore è arrivata nel pool genetico degli esseri umani moderni tramite incroci con i Neandertaliani avvenuti circa 47.000 anni fa. Da allora la sua frequenza è cambiata in modo non uniforme tra le popolazioni. In alcune aree è relativamente comune, in altre è rara.
Distribuzione stimata della variante in alcune regioni:
- Sud Asia: fino al 24% dei soggetti in alcune popolazioni
- Asia orientale: frequenza elevata in molte popolazioni
- Europa: circa lo 0,5% in media
Lo studio è stato sostenuto da diversi enti scientifici e fondazioni internazionali. Tra i finanziatori si annoverano il Max Planck Foundation, la Knut and Alice Wallenberg Foundation e la Swedish Research Council. Altri contributi provengono dalla Swedish Brain Foundation, dall’Okinawa Institute of Science and Technology, dalla NOMIS Stiftung e dalla Novo Nordisk Foundation.












