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Un ventisettenne di origine napoletana è stato arrestato a Viareggio dopo una lunga latitanza e un’indagine che ha svelato una presunta rete di truffe e estorsioni ai danni di anziani in diverse regioni italiane. L’operazione, condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Procura di Roma, mette al centro un metodo collaudato fatto di telefonate ingannevoli e falsi operatori. Le autorità parlano di decine di episodi contestati e di un uomo ritenuto responsabile di aver sfruttato persone vulnerabili. I dettagli emersi fotografano una strategia criminale articolata e il lavoro investigativo che ha portato all’arresto.
Fuga a Viareggio e arresto sul molo
Mentre passeggiava con la famiglia in viale Regina Margherita, il sospetto ha riconosciuto una pattuglia e ha tentato di fuggire verso il molo. Gli agenti del Commissariato locale lo hanno inseguìto e raggiunto, notando subito una reazione che li ha insospettiti. Alla cattura l’uomo ha dichiarato: “Sapevo che mi stavate cercando”, ammettendo quindi di essere consapevole della sua posizione. Subito dopo il fermo, è stato trasferito in carcere su disposizione del Tribunale di Roma.
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Nonostante l’uso di documenti falsi e tentativi di depistaggio, le verifiche anagrafiche hanno confermato l’identità del ricercato. Gli accertamenti hanno permesso il sequestro e la contestuale esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare. Attualmente il giovane si trova nel carcere di Lucca in attesa degli sviluppi processuali. Le autorità mantengono riservate alcune fasi operative dell’intervento.
Le accuse: modalità e vittime selezionate
L’indagine attribuisce al presunto responsabile la partecipazione a numerosi episodi di estorsione e truffa aggravata, con un conteggio complessivo di decine di casi contestati. Secondo gli inquirenti, le vittime erano prevalentemente persone anziane, scelte per la loro vulnerabilità e per l’accesso facilitato tramite elenchi telefonici. Le telefonate solitamente ricreavano emergenze fittizie, minacciando azioni giudiziarie inesistenti contro familiari.
Tra le tecniche più ricorrenti sono state segnalate il “finto nipote” e il “finto operatore postale”, finalizzate a ottenere soldi e gioielli. In un caso documentato, una donna di 81 anni sarebbe stata convinta a consegnare 14.000 euro in contanti e 200 grammi di oro dopo pressioni telefoniche. Gli investigatori descrivono il ruolo chiave del cosiddetto “telefonista”, responsabile di contattare le vittime e instillare il panico necessario alla consegna dei beni.
Prove raccolte e strumenti dell’indagine
Le attività investigative si sono sviluppate con intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati e verifiche sui filmati di videosorveglianza. I Carabinieri hanno inoltre svolto servizi di osservazione e pedinamenti per confermare spostamenti e consegne di denaro. Queste operazioni hanno permesso di ricostruire le dinamiche delle truffe e i passaggi tra diversi soggetti coinvolti.
- Intercettazioni e analisi telefoniche
- Verifiche sui tabulati e sui conti correnti
- Visione di immagini da telecamere e servizi di osservazione
- Collaborazione con forze locali per perquisizioni mirate
Sequestri, profitti e arresti collegati
Le indagini indicano un guadagno illecito stimato in oltre 300.000 euro tra contanti, gioielli e oro, distribuiti in episodi tra Lazio, Toscana e Campania. Nella prima fase dell’inchiesta erano già scattati arresti in flagranza per persone sorprese a ritirare denaro presso le abitazioni delle vittime. Durante perquisizioni nella casa del sospetto a Napoli erano stati trovati elenchi telefonici, dispositivi mobili e 10.000 euro in contanti.
Secondo gli accertamenti, il gruppo utilizzava più persone per la fase esecutiva delle truffe, con consegne effettuate a domicilio. Gli arresti precedenti e il materiale sequestrato hanno contribuito a ricostruire i ruoli e i contatti della rete. Le autorità sottolineano come la collaborazione tra reparti e le evidenze raccolte abbiano reso possibile smantellare parte del sistema.
Latitanza, precauzioni e stato del procedimento
Dopo l’emissione della misura cautelare, il Tribunale di Roma ha dichiarato la latitanza del giovane nel giugno 2025, motivata dalla sua irreperibilità. Nel periodo successivo il ricercato e alcuni membri del suo nucleo familiare avrebbero cambiato frequentemente dimora, utenze e profili digitali per eludere le ricerche. Questi accorgimenti hanno reso più complesse le attività di localizzazione, prolungando le indagini.
Le forze dell’ordine hanno tuttavia unito strumenti tecnici e azioni sul campo per individuare la sua traccia fino alla Versilia. Si ricorda che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a sentenza definitiva. Le autorità continueranno gli accertamenti per chiarire la piena responsabilità dei soggetti coinvolti.












