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Una piattaforma lignea nascosta sotto la superficie di un loch scozzese è stata svelata con una nuova forma di imaging 3D in acque basse, offrendo una visione sorprendente di un crannog che risale a millenni fa. Il ritrovamento sullo specchio d’acqua dell’Isola di Lewis ha rivelato strati di legname e ceramiche neolitiche che confermano una frequentazione molto antica. I ricercatori hanno unito rilievi subacquei e aerei per creare un modello continuo sopra e sotto il pelo dell’acqua. Questo approccio ha reso possibile documentare la struttura in modi prima impossibili.
Scoperta sul Loch Bhorgastail: un crannog riemerge
Il sito indagato si trova nel Loch Bhorgastail, sull’Isola di Lewis, e appare oggi come un’isola di pietra. Sotto quella copertura, gli archeologi hanno trovato una piattaforma artificiale costruita con legname e fascine. La presenza di frammenti ceramici nel sedimento circostante ha dato indizi chiari sull’età e sull’uso dell’area. Le analisi indicano una continuità di interventi nel corso dei millenni.
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Il team universitario ha impiegato metodi combinati per mappare il crannog come un’unica struttura integrata. Questo ha permesso di vedere la relazione tra la parte emersa e quella sommersa in modo dettagliato. I risultati confermano che molte isole del genere nascondono complessità costruttive sott’acqua. La scoperta amplia la conoscenza dei siti insulari nelle acque interne scozzesi.
Ricostruire la storia: stratigrafia e reperti
Gli scavi e i carotaggi hanno rivelato fasi costruttive distinte, con livelli di fascine e legname intercalati a strati di pietra. Il nucleo originario sembra essere una piattaforma circolare di circa 23 metri di diametro. Campionamenti per datazione al radiocarbonio collocano la prima costruzione nel Neolitico. Il sito risulta quindi più antico di monumenti famosi come Stonehenge.
Nei sedimenti circostanti sono emersi centinaia di frammenti di ceramica neolitica, provenienti da vari recipienti. Molti cocci mostrano tracce di residui alimentari, suggerendo usi collettivi dello spazio. Elementi litici lavorati sono stati ritrovati sia sulla piattaforma sia nel fondale vicino. Questi indizi suggeriscono attività rituali o di consumo comune.
Successivi riutilizzi risalgono all’Età del Bronzo e poi all’Età del Ferro, con aggiunte di pietrame e nuove fasce di legno. Una corsia sommersa di pietre collega ancora l’isola alla riva del loch. La stratificazione documentata permette di seguire l’evoluzione funzionale del crannog nel tempo. Ogni fase racconta scelte tecniche e sociali diverse della comunità che lo ha utilizzato.
Nuova tecnica: stereofotogrammetria per acque basse
I limiti della tradizionale fotogrammetria in acque meno profonde sono stati superati con un approccio stereoscopico. In condizioni di scarsa visibilità e sedimenti sottili, le immagini 2D singole perdono dettaglio. La soluzione del team ha combinato due videocamere impermeabili montate su una struttura rigida. In questo modo è stato possibile ricostruire modelli 3D ad alta risoluzione del fondale e delle strutture sommerse.
Dettagli tecnici della ripresa
La tecnica sfrutta le differenze di prospettiva generate dal sistema stereo per compensare distorsioni e fenomeni riflettenti. Un subacqueo ha mosso il telaio con le videocamere mentre la posizione veniva controllata con centimetri di precisione. I dati sono stati integrati con riprese da drone per ottenere continuità tra aria e acqua. La combinazione di post-produzione e algoritmi adatti ha migliorato la qualità dei modelli.
Strumenti chiave inclusi nella procedura sono stati:
- Due videocamere impermeabili ad alta sensibilità luminosa.
- Un telaio distanziatore che mantiene la distanza stereo fissa.
- Sistemi di posizionamento con precisione centimetrica per il controllo della traiettoria.
Impatto dei ritrovamenti: comunità e pratiche antiche
La complessità costruttiva del crannog indica l’impiego coordinato di risorse e lavoro. Costruire piattaforme in acqua richiede organizzazione e conoscenze tecniche. La presenza di grandi quantità di ceramica e di resti alimentari suggerisce attività collettive. Tutto ciò implica che la struttura aveva un ruolo importante nella vita sociale del suo tempo.
Gli archeologi interpretano questi elementi come segni di funzioni rituali o conviviali, oltre a usi pratici. La combinazione di architettura lignea e rivestimenti di pietra mostra continui adattamenti. Studi futuri su siti analoghi potranno sfruttare la medesima tecnica di imaging. Quest’approccio apre nuove possibilità per l’archeologia subacquea in ambienti costieri e d’acqua dolce.
Pubblicazione, finanziamenti e prospettive di ricerca
I dettagli della metodologia e dei risultati sono stati pubblicati su una rivista specialistica internazionale. La ricerca è stata coordinata dall’Università di Southampton con la collaborazione dell’Università di Reading. Il progetto ha ricevuto finanziamenti dall’Arts and Humanities Research Council, che ha sostenuto la fase di campo. Gli autori sottolineano che il protocollo è portatile e relativamente economico.
Il lavoro rappresenta il primo studio emerso dalla nuova struttura per la ricerca sul patrimonio costiero e fluviale dell’università. Gli strumenti sviluppati sono pensati per essere adottati in indagini future su crannog e altri siti sommersi. I ricercatori sperano che questa tecnica faciliti scoperte analoghe in Scozia e oltre. Nuove campagne potrebbero ampliarne l’uso e affinare le procedure operative.












