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Una giovane studentessa di 21 anni è finita al centro di un’indagine per un presunto tentativo di ottenere in anticipo i quesiti dei test di ammissione a Medicina. Secondo gli investigatori, l’operazione coinvolgerebbe una campagna di phishing con messaggi che avrebbero mirato a impersonare referenti istituzionali. L’attività è stata avviata dopo una segnalazione arrivata da CINECA e ha portato a una perquisizione domiciliare e al sequestro di dispositivi elettronici.
Reati contestati e ruolo degli organi inquirenti
L’indagine è coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna e condotta dalla Polizia Postale, insieme al Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica dell’Emilia Romagna. La studentessa è accusata, a titolo di ipotesi, di sostituzione di persona e di tentato accesso abusivo a sistema informatico. Gli inquirenti hanno ricostruito la vicenda tramite accertamenti tecnici e dichiarazioni raccolte durante le attività investigative.
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Al termine delle verifiche, la giovane è stata denunciata in stato di libertà all’autorità giudiziaria competente. Gli atti restano ora nella fase delle indagini preliminari, mentre le prove digitali vengono analizzate con strumenti specialistici. Le autorità sottolineano l’importanza di un iter processuale che rispetti tutte le garanzie difensive.
Metodo dell’attacco: come sarebbe stato messo in atto il phishing
Secondo la ricostruzione, la campagna avrebbe usato email false e profili fasulli per impersonare figure istituzionali coinvolte nell’organizzazione dei test. L’obiettivo dichiarato degli autori sarebbe stato ottenere anticipatamente i quesiti dei test di ammissione. La tecnica descritta rientra nella categoria del phishing, con messaggi studiati per ingannare il personale addetto alle procedure.
Tra le strategie indicate dagli investigatori figurano:
- creazione di account email simili a quelli ufficiali;
- invio di comunicazioni mirate a dipendenti e collaboratori;
- richieste di accesso a risorse o documenti riservati.
Perquisizione, sequestri e tracce digitali trovate
Gli agenti hanno eseguito una perquisizione domiciliare nel luogo dove la studentessa risulta domiciliata, a Roma. Durante l’intervento sono stati sequestrati dispositivi informatici e documentazione ritenuta utile alle indagini. I materiali sono ora oggetto di analisi forense per ricostruire flussi di comunicazione e responsabilità.
Gli elementi raccolti includono dispositivi elettronici e file che gli investigatori considerano potenzialmente rilevanti. Il sequestro dei dispositivi è stato effettuato per preservare le prove e permettere un esame approfondito. La procedura prevede l’acquisizione e la verifica dei dati con metodi specialistici.
Dalle prime verifiche è emersa l’identità della presunta autrice, una studentessa iscritta a un corso diverso da Medicina e residente fuori sede. Gli accertamenti tecnici hanno permesso di collegare alcune attività online agli indirizzi e strumenti posti sotto sequestro. Le autorità continuano le analisi per chiarire la dinamica completa dell’episodio.
Aspetti processuali e garanzie per l’indagata
Il procedimento è ancora nella fase preliminare e vige il principio della presunzione di innocenza. L’iscrizione nel registro degli indagati non equivale a una condanna, e la verifica probatoria spetta al giudice. Difesa e accertamenti devono seguire le forme previste dalla legge.
Se dovessero emergere prove sufficienti, le contestazioni potrebbero evolvere verso una richiesta di rinvio a giudizio. In ogni caso, il percorso giudiziario comprenderà valutazioni tecniche sulle fonti digitali e sul nesso causale. Le indagini proseguono mentre gli uffici competenti esaminano i materiali sequestrati.












