Ominidi in Cina 160.000 anni fa: sorprendentemente più avanzati del previsto

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Una nuova indagine archeologica dalla Cina centrale cambia il racconto sulle capacità tecnologiche dei primi ominini in Asia. I reperti del sito di Xigou mostrano una lunga storia di innovazione nella lavorazione della pietra. Le scoperte suggeriscono che gruppi antichi qui svilupparono tecniche avanzate e strumenti composti molto prima di quanto si pensasse.

Scavi a Xigou e il team internazionale dietro la ricerca

Gli scavi sono stati condotti nella regione della diga di Danjiangkou, un’area ricca di sedimenti ben conservati. Il progetto è coordinato dall’Institute of Vertebrate Paleontology and Paleoanthropology (IVPP) dell’Accademia Cinese delle Scienze. Gruppi di ricerca da Cina, Australia, Spagna e Stati Uniti hanno partecipato alle campagne sul campo.

Il lavoro è stato pubblicato su Nature Communications, e combina archeologia, paleontologia e analisi fisiche. Gli scienziati hanno messo a punto uno scavo multidisciplinare per interpretare stratigrafia e materiali. I risultati approfondiscono la storia culturale dell’Asia orientale nel Pleistocene medio.

Metodi di datazione e definizione della cronologia

Per stabilire l’età del deposito, il team ha usato diverse tecniche luminescenti su sei campioni. Il confronto tra metodi ha permesso una verifica incrociata dei risultati. I ricercatori hanno privilegiato approcci che riducono l’incertezza nelle stime.

In particolare, la datazione tramite quarzo con recupero otticamente stimolato (ReOSL) si è rivelata affidabile. Questo metodo ha fornito una finestra temporale chiara per i livelli culturali. Le età ricavate hanno ranghi coerenti con la stratigrafia locale.

I risultati indicano che gli strati con strumenti risalgono a circa 160.000–72.000 anni fa. Questa ampia finestra copre buona parte del Pleistocene medio e superiore. La cronologia così definita consente di collocare i comportamenti rilevati nel contesto evolutivo.

Tecnologie litiche: varietà di tecniche e standardizzazione

L’analisi comprende uno studio dettagliato di 2.601 manufatti in pietra, recuperati in diversi livelli. La massa di reperti documenta sia schegge minute sia strumenti con forme più elaborate. Le osservazioni mostrano ripetuti schemi di lavorazione e ritocco.

Prime evidenze di attrezzi composti e manici

Tra i ritrovamenti emergono strumenti con tracce d’uso indicative di montaggi su impugnature. L’analisi microscopica delle tracce di usura segnala due tipi di fissaggio, descritti dagli autori come giustapposti e maschio. Si tratta delle prime prove note di strumenti con manico in Est Asia.

Le tecniche di riduzione dei nuclei variano da procedimenti semplici a metodi più sistematici. Tra questi compaiono approcci core-on-flake e discoidi, oltre a strategie multifase. L’insieme evidenzia un controllo tecnico significativo nella produzione litica.

Implicazioni per la diversità degli ominini e le teorie sulla tecnologia

I dati di Xigou mettono in discussione l’idea di una tecnologia statica in Cina durante il Pleistocene. La sequenza stratigrafica, che copre quasi 90.000 anni, mostra continuità e cambiamento nelle pratiche di lavorazione. Ciò suggerisce adattamenti culturali prolungati e ripetuti.

Fossili provenienti da siti vicini, come Xujiayao e Lingjing, segnalano la presenza di più forme umane con cervelli grandi in Cina. Tra le specie potenzialmente coinvolte si citano:

  • Homo longi
  • Homo juluensis
  • Possibile presenza di Homo sapiens

Questa molteplicità biologica potrebbe spiegare la comparsa di comportamenti complessi. Le nuove evidenze dall’industria litica mostrano che innovazione e sperimentazione erano presenti in più gruppi. Il quadro regionale della preistoria in Asia orientale si arricchisce di nuovi elementi.

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