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- Un ritrovamento che amplia la storia degli ornamenti in argilla
- Luoghi dello scavo e contesto archeologico
- Tecniche di produzione: forme, decorazione e la prima ocra
- Tipologie, motivi vegetali e tracce organiche
- Impronte digitali sul materiale: chi plasmava gli ornamenti
- Ripensare l’origine del simbolismo nelle società sedentarie
Nel Levante, molto prima dell’agricoltura e dei grandi vasi, mani umane modellavano piccole gioie d’argilla con cura e significato. Recenti scavi hanno portato alla luce ornamenti che raccontano di identità, gioco e trasmissione culturale in gruppi di cacciatori-raccoglitori. Il ritrovamento cambia la narrazione sulle origini del simbolismo materiale e mostra una pratica artigianale antica quasi 15.000 anni. Il coinvolgimento di bambini e adulti nella produzione di questi oggetti aggiunge una nuova chiave di lettura sulla vita quotidiana dei Natufiani.
Un ritrovamento che amplia la storia degli ornamenti in argilla
Una squadra guidata da Laurent Davin e dal professor Leore Grosman ha identificato il più antico repertorio di ornamenti in argilla del Sud-Ovest asiatico. Lo studio, pubblicato su Science Advances, propone che l’uso simbolico dell’argilla sia iniziato molto prima di quanto si pensasse. Questi reperti anticipano di millenni la produzione ceramica e l’agricoltura.
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La collezione comprende 142 perline e pendenti modellati a mano, datati intorno a 15.000 anni fa. Prima di questa scoperta, solo poche perline in argilla di quel periodo erano note a livello globale. La novità non è solo numerica, ma riguarda anche la continuità e la varietà di un linguaggio visivo condiviso.
Luoghi dello scavo e contesto archeologico
Gli oggetti provengono da più insediamenti Natufiani nell’area che oggi corrisponde all’Israele moderno. Gli scavi hanno interessato livelli di occupazione che coprono migliaia di anni, mostrando una pratica ripetuta nel tempo. Il recupero in contesti stratigrafici differenti rende l’ipotesi di un fenomeno isolato improbabile.
Tra i siti coinvolti si segnalano luoghi ben noti per la loro lunga frequentazione. Ecco i principali contesti di ritrovamento:
- el-Wad
- Nahal Oren
- Hayonim
- Eynan-Mallaha
Tecniche di produzione: forme, decorazione e la prima ocra
I manufatti sono stati modellati a mano dall’argilla non cotta in forme piccole e maneggevoli. Le tipologie includono cilindri, dischi e ovali pensati per essere indossati. Le dimensioni ridotte suggeriscono un uso personale e quotidiano.
La colorazione con engobe e ocra rossa
Molti pezzi presentano un sottile rivestimento di argilla liquida, una tecnica nota come engobe. Su questa superficie è stata applicata spesso ocra rossa, il che rappresenta la più antica testimonianza nota di questo trattamento. Si tratta della prima attestazione globale di questa pratica decorativa su oggetti personali.
Il rivestimento non era casuale: proteggeva e allo stesso tempo valorizzava il motivo visivo. L’uso dell’ocra suggerisce scelte estetiche e simboliche ponderate.
Tipologie, motivi vegetali e tracce organiche
Gli studiosi hanno riconosciuto almeno 19 tipi distinti di perline, alcune delle quali rappresentano piante importanti per il gruppo Natufiano. L’associazione tra forme e specie vegetali indica una comunicazione simbolica legata al mondo naturale. Questi motivi rinforzano il legame tra pratica alimentare e identità culturale.
Tra le piante evocate dalle perline troviamo esempi di specie raccolte e consumate:
- orzo selvatico
- farro tenero (einkorn)
- lenticchie
- piselli
Alcuni oggetti conservano residui di fibre vegetali, prova dell’ordito e dei modi di indossare le perline. Questi rari frammenti organici permettono di ricostruire il loro uso pratico e la collocazione sul corpo.
Impronte digitali sul materiale: chi plasmava gli ornamenti
Un elemento sorprendente è la presenza di 50 impronte digitali preservate sui manufatti. Analisi dettagliate hanno permesso di attribuire quelle impronte a individui di età diverse, inclusi bambini e adolescenti. È la prima volta che un insieme così ampio di impronte su ornamenti paleolitici viene identificato direttamente.
Alcune perline sembrano fatte su misura per mani piccole, come un piccolo anello di 10 millimetri di diametro. Questi reperti suggeriscono che la produzione fosse un’attività quotidiana e condivisa. La partecipazione intergenerazionale indica processi di apprendimento sociale e imitazione.
La distribuzione delle impronte mostra ruoli differenziati nella catena di produzione. Bambini e giovani partecipavano, probabilmente per apprendere tecniche e norme estetiche. Il dato conferma che la creazione di simboli era parte integrante della vita sociale.
Ripensare l’origine del simbolismo nelle società sedentarie
Questi reperti spostano indietro nel tempo l’apparizione del simbolismo legato all’argilla nel Levante. Invece di nascere con l’agricoltura, la pratica sembra emergere durante le prime fasi della vita sedentaria. Le comunità Natufiane, pur non essendo ancora agricoltori, svilupparono linguaggi visivi stabili e condivisi.
L’insieme degli ornamenti mostra come oggetti materiali siano stati usati per esprimere identità e relazioni sociali. Gli autori dello studio propongono che la radice del Neolitico includa trasformazioni cognitive e simboliche già avviate in questi gruppi. Queste scoperte aprono nuove domande sulla transizione verso società complesse.












