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Un nuovo studio interdisciplinare getta luce sulla vita quotidiana delle comunità dell’Europa centrale durante l’Età del Bronzo Finale, un periodo noto per la diffusione della cremazione e chiamato anche fase Urnfield. I ricercatori hanno superato l’ostacolo rappresentato dalla distruzione dei tessuti dovuta alla cremazione, analizzando rari casi di inumazione non crematoria. Il lavoro mette insieme genetica antica, isotopi e dati osteologici per ricostruire origini, mobilità, dieta e pratiche funerarie. Lo scopo era capire come i gruppi locali abbiano risposto a cambiamenti culturali e ambientali tra il 1300 e l’800 a.C.
Nuove tracce biologiche rivelano l’Età del Bronzo Finale in Europa centrale
La ricerca, pubblicata su Nature Communications, è il risultato di un progetto congiunto tra archeologi, biomolecolari e paleogenetisti. Il periodo studiato corrisponde all’Urnfield, quando la cremazione divenne molto comune nelle pratiche funerarie. Per questo motivo, ricavare dati genetici e isotopici è sempre stato molto complesso. Lo studio ha puntato su pochi ma preziosi resti inumati per ottenere informazioni affidabili.
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Gli scheletri non cremati provengono da contesti in Germania, Repubblica Ceca e Polonia. A questi si sono aggiunti dati isotopici da individui cremati in siti della Germania centrale. L’approccio ha permesso di collocare gli individui dentro reti regionali più ampie.
Metodi integrati e siti analizzati
Il team ha combinato più tecniche per costruire un quadro multifattoriale della vita umana. Sono state estratte sequenze di DNA antico e misurate proporzioni di isotopi stabili. Le analisi osteologiche hanno completato il profilo biologico degli individui.
- Analisi del DNA antico per tracciare l’ascendenza.
- Isotopi di stronzio e ossigeno per identificare la provenienza geografica.
- Valutazioni osteoarcheologiche per stress, malattie e traumi.
Genetica e mobilità: cambiamenti lenti, reti ampie
I dati genetici mostrano variazioni graduali e differenziate per regione, non brusche rivoluzioni demografiche. In Germania centrale i segnali genetici si intensificano nelle fasi finali dell’Età del Bronzo. Questo punto temporale coincide con relazioni più strette verso sud e sud-est del Danubio. La progressione suggerisce connessioni crescenti piuttosto che invasioni massive.
Le analisi isotopiche di stronzio e ossigeno aiutano a capire chi fosse cresciuto localmente. Gran parte degli individui, cremati e non, presenta firme isotopiche compatibili con origini locali. Questi risultati rafforzano l’ipotesi che le idee e le pratiche circolassero tramite scambi e contatti.
In sintesi, i movimenti di persone sembrano limitati rispetto alla diffusione culturale. Le reti sociali e commerciali hanno favorito adozioni culturali senza cambi demografici radicali. Questo quadro mette in luce una società interconnessa ma ancorata ai territori.
Alimentazione e resilienza: il ruolo del miglio
Tra i cambiamenti dietetici più evidenti c’è stata l’introduzione del miglio samato, proveniente dall’Asia nord-orientale. All’inizio del periodo alcune comunità hanno integrato il miglio nella dieta quotidiana. Questa scelta sembra una risposta flessibile a pressioni ambientali o economiche. L’adozione avviene però senza evidenti segnali di sostituzione genetica.
Nel corso del tempo il consumo di miglio tende a ridursi ed emerge una ritornata centralità a frumento e orzo. Questo passaggio indica sperimentazione e successiva preferenza per colture tradizionali. L’evoluzione alimentare riflette pratiche agricole adattive e una certa cautela culturale rispetto all’innovazione.
- Fase iniziale: integrazione del miglio nella miscela alimentare.
- Fase successiva: decrescita del miglio e ritorno a cereali locali.
- Interpretazione: adattamento temporaneo piuttosto che trasformazione permanente.
Salute quotidiana, stress e rituali funerari
La ricerca sul DNA batterico ha evidenziato tracce legate a problemi orali e patologie dentali. Non sono emerse prove di epidemie su larga scala associate a quei campioni. Le patologie individuate sono coerenti con una dieta ricca di carboidrati e con pratiche igieniche dell’epoca.
Lo studio scheletrico ha rilevato segni di stress infantile, artrosi e traumi sportivo-lavorativi. Queste evidenze raccontano di vite fisicamente impegnative e attività ripetitive. Tuttavia, molti individui mostrano anche segnali di buona salute generale per l’epoca.
Le pratiche funerarie erano sorprendentemente varie e coesistenti entro le stesse comunità. Esempi documentati includono:
- Cremazione con urne.
- Inumazione completa del corpo.
- Depositi concentrati di crani.
- Culti funerari a più stadi.
Secondo gli autori, questa pluralità non era marginale ma parte di un repertorio di scelte sociali. Le comunità potevano selezionare pratiche diverse per creare memoria e identità. La varietà rituale testimonia la complessità delle norme sociali nel mondo Urnfield.












