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- Il team internazionale e la nuova stima cronologica per Monte Verde
- Analisi dei depositi fluviali, legno glaciale e ceneri vulcaniche
- Ripensare la rotta delle prime migrazioni: costa o corridoio interno?
- Implicazioni più ampie per l’archeologia americana
- Quali reazioni attendersi e come proseguiranno le ricerche
Un nuovo studio condotto su un sito in Cile scuote le certezze sulla tempistica delle prime popolazioni americane: i reperti di Monte Verde, finora considerati tra i più antichi del continente, potrebbero essere molto più giovani di quanto si credesse. La ricerca, guidata da un archeologo dell’Università del Wyoming, rimettere in discussione il ruolo di Monte Verde nella narrazione delle migrazioni verso le Americhe e apre la strada a ricostruzioni alternative delle rotte seguite dai primi cacciatori-raccoglitori.
Il team internazionale e la nuova stima cronologica per Monte Verde
La ricerca è stata diretta dal professor Todd Surovell e ha visto la partecipazione di ricercatori cileni, austriaci e di specialisti dell’U.S. Geological Survey. Il gruppo ha riesaminato in modo indipendente il celebre sito di Monte Verde, nel sud del Cile, che per decenni è stato citato come prova di una presenza umana in America oltre 14.000 anni fa. I nuovi risultati propongono invece una fascia di età molto più recente, compresa tra circa 4.200 e 8.200 anni fa.
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Allo studio hanno collaborato Claudio Latorre, César Méndez e Juan-Luis García della Pontificia Universidad Católica di Santiago, con indagini svolte nell’arco di quattro anni. I risultati sono stati pubblicati su Science, suscitando immediatamente discussioni nella comunità archeologica internazionale. La diversa cronologia proposta riassegna a Monte Verde un ruolo meno centrale nella storia delle prime migrazioni verso le Americhe.
Analisi dei depositi fluviali, legno glaciale e ceneri vulcaniche
Metodi usati per rivedere le datazioni
Gli autori hanno studiato nove corpi alluvionali lungo il ruscello Chinchihuapi, vicino al sito archeologico. Hanno riscontrato che processi di erosione e ri-deposizione hanno mescolato materiali antichi con sedimenti più recenti. Di conseguenza, la semplice datazione con radiocarbonio di legno presente nei depositi può portare a stime troppo antiche per l’occupazione umana.
- Campionamento stratigrafico accurato lungo il letto del ruscello.
- Datazione radiocarbonica di legno e materiali organici contestualizzati.
- Individuazione di uno strato di cenere vulcanica databile come marker regionale.
Tra i dati più significativi c’è la presenza di una nota coltre di cenere vulcanica, datata attorno a 11.000 anni fa, che appare al di sotto dei livelli con i reperti. Questo posizionamento stratigrafico indica che il suolo dove si trovano gli oggetti non era presente nel periodo proposto in passato. Pertanto, le datazioni più antiche potrebbero derivare dal legno trasportato dalle piene, non dall’occupazione umana diretta.
Ripensare la rotta delle prime migrazioni: costa o corridoio interno?
Per anni Monte Verde è servito come pietra miliare per l’ipotesi della migrazione costiera, che suggeriva uno spostamento rapido lungo il Pacifico verso sud. Questa interpretazione spiegava la presenza apparentemente precoce di gruppi umani così lontano dall’ingresso continentale. Con la nuova cronologia, però, quella spiegazione perde parte della sua forza esplicativa.
Gli autori sostengono che, senza la datazione estremamente antica di Monte Verde, torna a essere credibile l’ipotesi di un ingresso attraverso il corridoio libero dai ghiacci nell’interno del continente. La possibilità di una migrazione iniziale via terra riaffiora come alternativa valida, anche se le nuove evidenze non escludono del tutto arrivi più antichi non ancora confermati da altri siti.
Implicazioni più ampie per l’archeologia americana
Lo studio solleva interrogativi su altri siti che vantano età molto antiche ma mostrano stratigrafie complesse. In molte località più a sud, i contesti archeologici appaiono contaminati da movimenti sotterranei e ri-deposizioni. Questo rende più difficile sostenere con sicurezza cronologie estreme basate su pochi campioni organici sparsi.
Al contrario, i siti dell’Alaska e del nordamerica settentrionale spesso conservano sequenze stratigrafiche migliori e conferme più solide di una presenza umana precoce. Gli autori sottolineano dunque il valore di confrontare regioni diverse con criteri rigorosi. Ciò richiederà nuove indagini mirate e misure conservative nella datazione dei reperti.
Tra le conseguenze pratiche c’è la necessità di riesaminare altri luoghi chiave con metodi indipendenti e interdisciplinari. Strategie combinate di geologia, paleobotanica e datazione al radiocarbonio contestualizzata saranno fondamentali. Solo così si potrà costruire una cronologia più robusta delle prime popolazioni americane.
Quali reazioni attendersi e come proseguiranno le ricerche
La proposta di una Monte Verde più giovane non passerà inosservata: molti archeologi potrebbero contestare i metodi o interpretare diversamente i dati stratigrafici. Già in passato il sito era stato rivalutato e validato da esperti esterni, e quella conferma aveva riorientato gli studi sulle migrazioni. È probabile che si apra ora un acceso dibattito scientifico sul peso delle singole prove.
I ricercatori stessi ammettono che le nuove analisi non chiudono definitivamente la questione dell’arrivo umano nelle Americhe. Piuttosto, sollecitano cautela nell’uso di Monte Verde come punto di ancoraggio temporale. Nei prossimi anni si attendono studi comparativi e campagne sul campo che metteranno a confronto dati provenienti da siti diversi e regioni lontane.












