Neandertaliani: catrame di betulla potrebbe essere stato un antibiotico, suggerisce studio

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Una nuova ricerca mette sotto i riflettori un materiale antico che potrebbe aver avuto ruoli multipli nella vita dei Neanderthal. Studiando come veniva prodotto e quali effetti aveva, gli scienziati stanno riscrivendo la funzione del catrame di betulla. I risultati aprono scenari sulla cura delle ferite in epoche preistoriche e sulle risorse naturali impiegate dagli uomini del Paleolitico. L’articolo, pubblicato su PLOS One, presenta esperimenti che collegano tecniche di produzione antiche a potenziali proprietà medicinali.

Catrame di betulla: un uso quotidiano che nasconde qualcosa in più

Il catrame di betulla è un composto denso ottenuto dalla corteccia di betulla e ricorre frequentemente nei siti neandertaliani europei. Per lungo tempo gli archeologi lo hanno interpretato soprattutto come una colla per l’hafting, cioè per fissare pietre a manici o impugnature. Tuttavia, fonti etnografiche mostrano che in diverse culture il catrame è stato usato anche per applicazioni diverse dalla semplice adesione.

Questa molteplicità d’uso ha spinto i ricercatori a valutare funzioni alternative, in particolare legate alla cura delle ferite. Se il catrame possedeva proprietà antibatteriche, potrebbe essere stato impiegato intenzionalmente come medicazione. La domanda è dunque se i Neanderthal fossero consapevoli di questi effetti o li sfruttassero per esperienza pratica.

Come gli scienziati hanno ricreato le tecniche antiche

Un team internazionale ha riprodotto il catrame usando specie di betulla presenti nell’era neandertaliana. L’approccio ha seguito procedure sperimentali derivate dai contesti archeologici e da ricostruzioni storiche. L’obiettivo era ottenere campioni simili a quelli ritrovati nei siti.

Distillazione in fossa: il metodo senza ossigeno

In un primo procedimento la corteccia veniva bruciata in una fossa sigillata, riducendo l’apporto di ossigeno. Questo favorisce la distillazione secca, che libera il catrame dalla corteccia senza farlo consumare dalle fiamme. I ricercatori hanno replicato questo ambiente controllato per raccogliere il prodotto risultante.

Condensazione su superfici dure: una tecnica alternativa

Un altro metodo prevedeva la combustione della corteccia accanto a una superficie solida, come una pietra. Il catrame liberato si condensava sulla pietra e veniva poi raschiato. Entrambe le procedure hanno dato origine a materiali comparabili a quelli archeologici, pur differendo per colore e viscosità.

Prove di attività antibatterica sui campioni sperimentali

I campioni ottenuti sono stati testati per valutare proprietà antimicrobiche, con particolare attenzione agli agenti responsabili di infezioni da ferite. In laboratorio ogni campione ha mostrato la capacità di inibire la crescita di Staphylococcus aureus. Questo microrganismo è noto per causare infezioni cutanee e ospedaliere, e molte sue varianti sono resistenti ai farmaci.

  • Tutti i metodi di estrazione hanno prodotto catrame con attività antibatterica.
  • L’effetto è stato documentato contro ceppi clinicamente rilevanti.
  • I risultati indicano un’azione riproducibile e non casuale.

Gli autori suggeriscono che tale attività non fosse un sottoprodotto accidentale, ma una caratteristica sfruttabile. L’ipotesi è che il catrame potesse essere applicato direttamente su ferite o usato come componente in medicazioni. Questa funzione terapeutica andrebbe oltre il ruolo tecnico già noto.

Impatto sulla ricerca storica e sulle sfide moderne degli antibiotici

Lo studio è stato condotto da gruppi dell’Università di Colonia, dell’Università di Oxford, dell’Università di Liegi e della Cape Breton University. Le prove sperimentali collegano pratiche preistoriche a un potenziale sapere empirico sui rimedi naturali. Pubblicare su PLOS One rende i dati accessibili alla comunità scientifica internazionale.

In un’epoca in cui la resistenza batterica agli antibiotici è una minaccia crescente, l’esplorazione di sostanze tradizionali e preistoriche assume nuovo valore. Gli autori sottolineano che l’etnografia e l’archeologia possono indicare piste per scoprire agenti antimicrobici alternativi. Esaminare materiali usati dalla tradizione umana potrebbe offrire indizi preziosi per la ricerca farmaceutica moderna.

I ricercatori invitano a ulteriori studi per caratterizzare i componenti attivi del catrame e valutarne sicurezza ed efficacia. Sperimentazioni più ampie potrebbero chiarire se composti isolati siano utili come modelli per nuovi farmaci. L’indagine rimane aperta e promette sviluppi sia per la conoscenza del passato sia per applicazioni future.

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