cannibalismo neandertaliano: ossa di 41.000 anni rivelano schema inquietante

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Un nuovo studio sulle ossa di Neanderthal dalla Terza caverna di Goyet, in Belgio, rivela tracce di un cannibalismo selettivo avvenuto tra 41.000 e 45.000 anni fa. Le analisi indicano che le vittime erano per lo più donne adulte e bambini, un dettaglio che cambia la lettura tradizionale di questi eventi. I ricercatori hanno confrontato i segni sui resti umani con quelli sugli animali trovati nello stesso sito. I risultati suggeriscono comportamenti complessi in una fase finale della presenza neandertaliana nella regione.

Indagine scientifica e strumenti moderni applicati al sito di Goyet

Lo studio è frutto di una collaborazione internazionale tra CNRS, Università di Bordeaux e Università di Aix-Marseille. I risultati sono stati pubblicati su Scientific Reports, a conferma dell’approccio multidisciplinare. Il team ha riesaminato collezioni rimaste a lungo in deposito, aggiornando metodi e interpretazioni. L’impiego di tecnologie avanzate ha permesso di ottenere nuovi dettagli sulle ossa frammentate.

Per ricostruire età e origine degli individui sono state utilizzate più tecniche complementari. Le principali includono:

  • sequenziamento del DNA per profili genetici;
  • datazione al radiocarbonio per fissare l’intervallo temporale;
  • analisi isotopica per tracciare provenienze geografiche;
  • ricostruzioni digitali per esaminare frammenti minuti;
  • valutazioni morfologiche per definire età e sesso.

Combinando queste fonti di dati, gli autori hanno ottenuto profili biologici più precisi. La sinergia tra metodi ha ridotto le incertezze interpretative. Ciò ha reso possibile distinguere individui locali da presunti estranei.

Chi erano le vittime: profili biologici e segnali di estraneità

Le analisi del DNA e degli isotopi suggeriscono che molti dei corpi non appartenevano al gruppo locale. Differenze isotopiche hanno indicato residui alimentari e movimenti diversi rispetto agli abitanti abituali del sito. Lo studio attribuisce una prevalenza di donne adulte e bambini tra le vittime. Questo pattern solleva domande sulle dinamiche sociali tra gruppi vicini.

La possibilità che alcuni individui siano stati catturati o uccisi dopo spostamenti intergruppi è presa in considerazione. Il quadro non esclude migrazioni o contatti sporadici con gruppi limitrofi. Gli autori sottolineano come la variabilità culturale del Paleolitico medio renda plausibili questi incontri. Restano però aperte diverse ipotesi interpretative.

Segni sulle ossa e interpretazione del trattamento dei corpi

I reperti mostrano tagli e scarnificazioni simili a quelli rinvenuti su carcasse di animali processate per il cibo. Le modificazioni osteologiche corrispondono a pratiche alimentari piuttosto che a riti simbolici evidenti. I segni sono coerenti con l’uso di strumenti litici per disarticolare e rimuovere la carne. L’analogia con i resti faunistici rafforza l’ipotesi di consumo nutrizionale.

Non tutte le ossa presentano le stesse alterazioni, il che suggerisce una selettività nel trattamento. Alcuni elementi scheletrici sono più frequentemente modificati, indicando procedure ripetute. La variazione nei tagli riflette tecniche consolidate per ottenere parti commestibili. Gli studiosi interpretano questo come un comportamento intenzionale e organizzato.

Implicazioni per conflitti territoriali e contesto paleoclimatico

I dati vengono contestualizzati nella fase finale del Paleolitico medio in Europa settentrionale. In quel periodo si registra una crescente diversità culturale tra gruppi neandertaliani e la vicinanza di Homo sapiens in alcune aree. Il cannibalismo mirato a individui ‘estranei’ può essere visto come un indice di tensioni territoriali. Pressioni ambientali e competizione per risorse potrebbero aver acuito i conflitti tra comunità.

Gli autori avvertono che le evidenze non provano cause singole e definitive. Tuttavia, il quadro complessivo punta verso una fase di instabilità sociale prima della scomparsa regionale dei Neanderthal. Il progetto di ricerca NeHos, finanziato dall’ANR e guidato da Thibaut Devièse, ha sostenuto le ricerche. Questo finanziamento ha permesso una rilettura approfondita della collezione di Goyet.

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