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Un team internazionale di linguisti e scienziati cognitivi propone di abbandonare la lista fissa delle “design features” di Charles Hockett e di guardare alla lingua come a un sistema vivo, multimodale e plasmato socialmente. La nuova ricerca, pubblicata su Trends in Cognitive Sciences, invita a rivedere concetti consolidati e offre una visione più ampia della comunicazione umana. Se pensavate che la lingua fosse solo parlata e definita da un inventario di tratti, questo studio sfida quella prospettiva e spinge a considerare pratiche, contesti e creatività.
Perché lo schema di Hockett non basta più
Le idee di Hockett hanno influenzato la linguistica per decenni, ma molte scoperte recenti ne mettono in discussione l’universalità. Secondo gli autori, alcuni tratti ritenuti esclusivi sono presenti, in forma diversa, anche in altre specie. Questo porta a ridurre l’utilità di una semplice checklist come strumento esplicativo. Invece, lo studio propone di vedere la lingua come un fenomeno che emerge dall’interazione.
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La critica non è uno smantellamento totale del lavoro di Hockett, ma un aggiornamento concettuale. Gli scienziati sottolineano la necessità di integrare dati provenienti da segnali non verbali, dinamiche sociali e tecnologie emergenti. In tal modo la definizione di lingua diventa più flessibile e aderente alle evidenze contemporanee.
Multimodalità: parole, gesti e altri canali comunicativi
Oggi sappiamo che la lingua usa più canali insieme: voce, mani, volto e persino tatto. Le lingue dei segni sono sistemi completi con regole proprie, non semplici trasposizioni del parlato. Sistemi tattili come il Protactile mostrano poi che la lingua può fondarsi su sensazioni diverse dalla vista o dall’udito. Queste scoperte spostano il centro dell’attenzione dalla sola articolazione sonora a un concetto più ampio di comunicazione.
Iconicità e segni non arbitrari
L’idea che i segni siano sempre arbitrari è oggi rivista alla luce dell’iconicità. Movimenti, suoni e forme del corpo possono imitare aspetti del mondo e facilitare il trasferimento di significato. Esempi concreti includono:
- onomatopee come “buzz” o “crash”;
- gesti mimici che ricreano azioni o oggetti;
- uso intensificato della prosodia per esprimere durata o intensità.
Nuove frontiere: animali e intelligenza artificiale
Ricerche su delfini, uccelli e primati hanno documentato segnali complessi con elementi simili a quelli linguistici. I delfini mostrano fischi distintivi, alcuni uccelli organizzano sequenze con regole e i primati usano gesti intenzionali. Questi risultati suggeriscono che alcune proprietà della comunicazione sono distribuite in varie specie.
Parallelamente, i modelli di linguaggio generativi hanno acceso il dibattito su cosa significhi “produrre” linguaggio. Sistemi come ChatGPT mostrano abilità nella generazione di testo ma sollevano domande su intenzionalità e comprensione. La combinazione di dati biologici e tecnologici richiede quindi quadri teorici più flessibili e intersettorali.
Lingua come processo sociale e adattivo
La lingua si forma e si trasforma nella relazione tra persone, non solo all’interno della mente individuale. Significati condivisi nascono da contesti particolari e da routine comuni. In molte situazioni, una frase assume senso solo alla luce della storia e degli obiettivi comunicativi tra interlocutori.
Le varianti di pronuncia e lessico riflettono appartenenze sociali e possono avvicinare o separare gruppi. La lingua è quindi anche uno strumento di identità e di potere. Al tempo stesso, cambia nel tempo attraverso la trasmissione culturale e l’accumulazione di innovazioni.
Proprietà come produttività e composizionalità emergono dall’uso ripetuto e dall’apprendimento collettivo. Comunità diverse sviluppano soluzioni diverse per problemi comunicativi simili. Questa plasticità spiega la grande varietà di lingue e sistemi comunicativi osservati nel mondo.
Conseguenze pratiche per istruzione e inclusione
Riconoscere la lingua come sistema multimodale ha impatti concreti su scuola e politiche inclusive. Significa trattare le lingue dei segni e i sistemi tattili con lo stesso rispetto delle lingue orali. Si tratta anche di ripensare programmi educativi e materiali didattici alla luce di una visione più ampia della comunicazione.
- Migliorare l’inclusione di persone sorde e DeafBlind;
- Aggiornare i libri di testo per riflettere evidenze moderne;
- Usare la ricerca per formare insegnanti e operatori culturali.
Gli autori sottolineano che queste scelte producono benefici concreti per comunità e istituzioni. La scienza del linguaggio diventa così uno strumento per promuovere equità e comprensione sociale.
Chi ha condotto lo studio e come è stato finanziato
Lo studio è firmato da un gruppo internazionale che include Michael Pleyer, Marcus Perlman, Michael Lupyan, Lieke de Reus e Limor Raviv. I ricercatori hanno messo insieme risultati provenienti da linguistica, scienze cognitive, etologia e neuroscienze. La pubblicazione su Trends in Cognitive Sciences sintetizza decenni di lavoro su questi temi.
Alcuni autori hanno ricevuto finanziamenti pubblici che hanno supportato la ricerca. Tra questi, sovvenzioni dalla National Science Centre in Polonia e finanziamenti NSF-PAC per progetti correlati. Le risorse hanno permesso analisi comparative e la diffusione dei risultati nella comunità scientifica.












