Mostra sommario Nascondi sommario
- Lo stencil della mano: un segno che sfida il tempo
- Metodo e prove: come è stata stabilita l’età
- Un motivo a dita strette: la mano che sembra una zampa
- Implicazioni per la storia degli insediamenti nel Sahul
- Rotte possibili: nord o sud verso il grande continente
- Un patrimonio artistico durato decine di millenni
Un’impronta di mano trovata sulle pareti di una grotta di Sulawesi ha riscritto una parte della storia umana. Gli studiosi che l’hanno datata dicono che si tratta dell’arte rupestre più antica finora accertata. La scoperta cambia la prospettiva sull’antichità delle espressioni simboliche e sulle rotte di popolamento verso l’Australia. Il reperto apre nuove domande sulle connessioni tra le prime comunità dell’Indonesia e gli antenati degli aborigeni australiani.
Lo stencil della mano: un segno che sfida il tempo
Lo stencil è emerso all’interno di una caverna calcarea sull’isola di Muna, nell’area sud-orientale di Sulawesi. La figura non è isolata: accanto si trovano pitture più recenti, che mostrano una lunga continuità d’uso del sito. I ricercatori hanno identificato segni che indicano ripetute visite di artisti lungo migliaia di anni.
Chip spariti dalle carte d’identità ad Acerra: tre casi in pochi giorni
Bande spaccafeste della Milano bene anni ’90: furti e devastazioni tornano per Roberto Vecchioni
Secondo lo studio internazionale, il motivo è stato creato almeno 67.800 anni fa. Questa data lo pone davanti a tutte le altre opere rupestri finora datate con metodi affidabili. Tale antichità rende Sulawesi uno dei centri più significativi per capire l’evoluzione dell’arte preistorica in Asia.
Metodo e prove: come è stata stabilita l’età
Per attribuire un’età all’opera gli scienziati hanno adottato la datazione con il metodo dell’uranio. Hanno analizzato sottili depositi minerali che si erano formati sopra e talvolta sotto le pitture. Questi strati fungono da “orologio” naturale, perché accumulano isotopi di uranio e torio nel tempo.
- Prelievo di campioni dalle concrezioni sulle pareti della grotta.
- Misurazione dei rapporti isotopici di uranio e torio.
- Calcolo dell’età minima delle pitture basato sulle formazioni mineralogiche.
I risultati hanno fornito limiti cronologici robusti, non semplici stime indicative. In più, il contesto stratigrafico conferma ripetuti periodi di attività artistica. Gli autori dello studio sottolineano la solidità dei dati ottenuti con questa procedura.
Un motivo a dita strette: la mano che sembra una zampa
Il motivo della mano presenta una modifica insolita rispetto agli stencil noti altrove. I contorni negativi delle dita appaiono volutamente resi più stretti, dando all’impronta un aspetto simile a una zampa. Questa variazione è stata osservata come un tratto intenzionale, non come un danno posteriore.
Gli archeologi non hanno ancora un’interpretazione univoca del simbolo. Alcuni ipotizzano un collegamento tra rappresentazioni umane e animali, o figure ibride. La presenza di scene che potrebbero raffigurare esseri part-umani, part-animali in altre pitture dell’isola supporta questa possibile lettura.
Implicazioni per la storia degli insediamenti nel Sahul
Questa datazione sposta in avanti nel tempo la presenza di umani moderni nell’area che conduceva al Sahul. Il dibattito tra la cosiddetta cronologia breve e quella lunga trova ora un elemento a favore della versione più antica. Se antenati degli aborigeni erano in questa regione oltre 65.000 anni fa, le tempistiche di colonizzazione dell’Australia vanno riviste.
Il ritrovamento rafforza l’ipotesi che le popolazioni che arrivarono in Sahul avessero radici antiche nelle isole orientali dell’Indonesia. Per gli studiosi questa evidenza è importante per ricostruire migrazioni e contatti culturali. I dati archeologici e le analisi genetiche dovranno ora essere confrontati con queste nuove date.
Rotte possibili: nord o sud verso il grande continente
Gli specialisti continuano a discutere sulle vie percorse dalle prime popolazioni marittime. Due corridoi principali vengono considerati: una rotta settentrionale attraverso Sulawesi e le isole delle spezie, e una via più meridionale che passerebbe da Timor verso l’Australia. La datazione delle pitture di Sulawesi rafforza l’ipotesi del percorso settentrionale.
- Rotta settentrionale: via Sulawesi e Nuove Guinea occidentale.
- Rotta meridionale: passaggi attraverso Timor e isole vicine.
- Ipotesi miste: combinazione di tratti settentrionali e meridionali.
Secondo i ricercatori, la presenza di arte così antica lungo il corridoio settentrionale fa pendere la bilancia verso quella via. Resta comunque fondamentale l’analisi di altri siti tra Sulawesi e la Nuova Guinea occidentale. Ogni nuova data fornisce elementi per affinare i modelli migratori.
Un patrimonio artistico durato decine di millenni
I segni nella grotta di Muna fanno parte di una sequenza di pitture realizzate su un arco temporale molto ampio. Le analisi mostrano attività pittorica che prosegue per almeno 35.000 anni in quel sito. Questo lungo intervallo attesta la conservazione di tradizioni simboliche locali.
Gli scienziati coinvolti continuano a studiare altre cavità e dipinti in Indonesia per ricostruire il quadro regionale. Il sostegno di istituzioni come l’Australian Research Council favorisce nuovi scavi e analisi interdisciplinari. L’obiettivo è mappare la diffusione dell’arte rupestre e il suo ruolo nelle società preistoriche.












