Mostra sommario Nascondi sommario
- Perché l’uso dei fertilizzanti è un nodo critico per il riso e il pianeta
- La tecnica sperimentata: selenio su scala nanometrica nebulizzato sulle piante
- Come il nano-selenio agisce su pianta, radici e microbi del suolo
- Conseguenze pratiche: più nutrienti nel granello e meno fertilizzante
- Prove sul campo e prospettive per l’adozione agricola
Un team internazionale guidato dall’Università del Massachusetts Amherst e dall’Università di Jiangnan ha sperimentato una strategia promettente per rendere la coltivazione del riso più efficiente e meno impattante. Applicando selenio in forma nanometrica direttamente sulle piante, i ricercatori affermano di aver ottenuto rese sostenute, migliore qualità nutrizionale e una riduzione significativa dell’uso dei fertilizzanti. I risultati, pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences, offrono la prima conferma sul campo che questa tecnica funziona anche fuori dai laboratori. La sfida è enorme: il riso nutre miliardi di persone ed è al centro di problemi ambientali e climatici legati all’agricoltura moderna.
Perché l’uso dei fertilizzanti è un nodo critico per il riso e il pianeta
La produzione alimentare moderna ha fatto grande affidamento sui fertilizzanti sintetici per aumentare le rese. Tuttavia, la loro produzione richiede molta energia e genera emissioni di CO2. Inoltre, gran parte dell’azoto applicato non viene assorbito dalla pianta e finisce nell’ambiente.
Chip spariti dalle carte d’identità ad Acerra: tre casi in pochi giorni
Bande spaccafeste della Milano bene anni ’90: furti e devastazioni tornano per Roberto Vecchioni
Nel caso del riso, la cosiddetta efficienza nell’uso dell’azoto (NUE) può scendere fino al 30%. Questo significa che fino al 70% dell’azoto può riversarsi in fiumi e laghi, causando eutrofizzazione e zone morte. L’azoto rilasciato nel suolo alimenta anche processi che aumentano metano, ammoniaca e protossido d’azoto, potenti gas serra.
La tecnica sperimentata: selenio su scala nanometrica nebulizzato sulle piante
I ricercatori hanno spruzzato una sospensione di selenio a livello nanometrico sulle foglie e sui fusti del riso tramite drone. Questo approccio diretto favorisce un’assimilazione più efficiente rispetto all’applicazione al suolo. Il trattamento è stato testato in campo su risaie operative, non soltanto in condizioni controllate.
Secondo il team, l’intervento ha mostrato effetti pratici misurabili: riduzione delle perdite ambientali legate all’azoto del 41% e un aumento del beneficio economico per tonnellata di riso del 38,2%, rispetto alle pratiche convenzionali. Sono dati che suggeriscono un potenziale reale per ridurre i costi e gli impatti ambientali.
Come il nano-selenio agisce su pianta, radici e microbi del suolo
Il selenio stimola la fotosintesi, con incrementi osservati superiori al 40% in alcune misure. Maggiore fotosintesi significa più assorbimento di CO2 e una produzione aumentata di carboidrati che alimentano la crescita delle radici. Radici più vigorose rilasciano composti organici che modificano la comunità microbica intorno al rizoma.
Questi cambiamenti microbiologici favoriscono batteri e funghi benefici che aiutano la pianta a catturare più azoto e ammonio dal suolo. Di conseguenza la NUE è salita da valori intorno al 30% fino al 48,3% nelle parcelle trattate. La minor perdita di azoto si traduce anche in una netta riduzione delle emissioni di azoto gassoso.
Effetti misurati sulle emissioni
Le analisi hanno mostrato diminuzioni significative di protossido d’azoto e ammoniaca, con riduzioni comprese tra il 18,8% e il 45,6%. Questi gas sono tra i più rilevanti per il riscaldamento globale e la qualità dell’aria. Intervenire sulla microbiologia del suolo si rivela quindi una leva efficace per mitigare l’impatto climatico delle risaie.
Conseguenze pratiche: più nutrienti nel granello e meno fertilizzante
Oltre a migliorare l’efficienza d’uso dell’azoto, il trattamento con nano-selenio ha aumentato il contenuto proteico e la presenza di aminoacidi essenziali nel chicco di riso. Anche i livelli di selenio nel prodotto finale sono risultati più alti, con potenziali benefici per la nutrizione umana. La combinazione di qualità e quantità rende la proposta interessante per gli agricoltori e i consumatori.
Tra i vantaggi osservati figurano:
- Riduzione dell’uso di azoto del 30% senza perdita di resa.
- Aumento della resa e del valore economico per tonnellata.
- Minori emissioni di gas serra legate alla fertilizzazione.
- Miglioramento della qualità nutrizionale del riso.
Prove sul campo e prospettive per l’adozione agricola
Lo studio condotto da UMass Amherst e Jiangnan University rappresenta la prima dimostrazione concreta di efficacia fuori dal laboratorio. I ricercatori hanno impiegato tecniche pratiche come la nebulizzazione con drone, favorendo la trasferibilità del metodo alle aziende agricole. Questo passaggio dalla sperimentazione al campo è cruciale per valutare costi, rischi e benefici reali.
Se la tecnica venisse adottata su scala più ampia, potrebbe contribuire a ridurre la quota di azoto destinata al riso, che oggi assorbe il 15–20% dell’uso globale di azoto agricolo. Resta però da mettere a punto la logistica di distribuzione, la regolamentazione e la valutazione a lungo termine degli effetti sul suolo. Le prossime ricerche dovranno concentrarsi su sicurezza, sostenibilità e scalabilità dell’approccio.












