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Termoablazione percutanea nel trattamento dell’epatocarcinoma primario e di altri tumori parenchimali



La procedura della termoablazione percutanea per il trattamento di alcuni tipi di tumori ha visto una progressiva evoluzione delle tecnologie utilizzate, fino al recente utilizzo delle microonde ( MW ), con l’obiettivo di raggiungere una sempre maggiore precisione, efficacia e sicurezza per il paziente.

Le metodiche di termoablazione si basano sulla generazione di calore all’interno di una lesione bersaglio, con temperature superiori a 50°C in grado di causare la denaturazione delle proteine intracellulari e la dissoluzione dei lipidi di membrana che portano a morte le cellule tumorali.
Tali procedure possono essere dirette sia contro tumori primitivi sia contro tumori secondari ( metastasi ) dei tessuti parenchimali ( fegato, rene, polmone ) e delle ossa.
Fondamentale è non solo trattare la lesione tumorale, ma anche eliminare i margini di tessuto sano che per i tumori primitivi deve essere almeno di 5 mm, mentre per quelli metastatici di 1 cm.

Complessivamente in Italia sono 7-8.000 le procedure portate a termine ogni anno, il 70% delle quali sul fegato, seguite da polmone e rene.
I Centri italiani che effettuano questo tipo di procedura sono circa un centinaio, mentre il numero di procedure di termoablazione registra un trend di crescita pari al 2% l’anno, anche se i pazienti candidabili potrebbero essere circa tre volte superiori.

Il sistema di termoablazione MW rappresenta un’evoluzione rispetto alla tecnologia a radiofrequenza ( RF ).
Le microonde sono onde elettromagnetiche prodotte da un generatore, che attraverso un cavo raggiungono l’antenna inserita nel tumore e qui determinano una oscillazione delle molecole d’acqua con conseguente produzione di calore.

I pazienti vengono trattati in sedazione moderata nella sala angiografica, dotata di una nuova tecnologia che consente l’esecuzione della tomografia computerizzata cone beam ( CBCT; Cone Beam Computed Tomography ) e la pianificazione preventiva del volume di ablazione rispetto alla lesione da trattare.
La degenza è generalmente di 1 o 2 giorni.
Eliminando l’anestesia generale, si possono, così, trattare tutti i pazienti altrimenti non-eleggibili ad altre terapie per la presenza di comorbilità.

Per alcuni tipi di tumore come l’epatocarcinoma primario con dimensioni inferiori ai 3 cm, le lineeguida delle società scientifiche hanno stabilito che il trattamento di termoablazione con radiofrequenza o l’ablazione a microonde è equivalente alla chirurgia tradizionale.
Per quanto riguarda il tumore renale sotto i 3 cm il successo clinico della termoablazione è intorno al 98%.
La termoablazione viene effettuata anche nei tumori cosiddetti benigni, in particolare della tiroide e dell’utero.

I vantaggi della termoablazione per il paziente oncologico consistono in una metodica meno cruenta della chirurgia tradizionale, più rapida, meno dolorosa, ripetibile in caso di recidive, con riduzione delle giornate di degenza e conseguente diminuzione dei costi diretti e indiretti.
A parte casi specifici, come l’epatocarcinoma primario, la termoablazione non è sostitutiva, ma complementare alla chirurgia tradizionale e ai trattamenti medici, con indicazioni precise quali volume, numero e localizzazione delle lesioni tumorali. Per questo motivo il paziente è preso in carico da un team multidisciplinare, che deve essere composto, oltre che dall’oncologo, dal chirurgo e dal radiologo interventista. Fondamentale è, infatti, definire l’appropriatezza terapeutica: capire qual è il paziente giusto e il momento giusto per eseguire la procedura.

La termoablazione trova applicazione anche nelle metastasi epatiche, come sostituzione o integrazione della chirurgia. ( Xagena Medicina )

Fonte: Medtronic, 2017

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Per approfondimenti: OncologiaOnline.net http://oncologiaonline.net/



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