Aids
   Allergie
   Alzheimer
   Angina Pectoris
   Aritmie
   Artrite
   Asma
   Bronchite
   Calvizie
   Cefalea
   Celiachia
   Cistite
   Depressione
   Diabete
   Epatite
   Epilessia
   Fibrillazione
   Glaucoma
   Herpes
   Ictus
   Impotenza
   Infarto
   Insonnia
   Ipertensione
   Ipertiroidismo
   Ipotiroidismo
   Osteoporosi
   Parkinson
   Psoriasi
   Schizofrenia
   Scompenso
   Sclerosi
   Sclerosi Multipla
   Varicella
 
 
    Allergologia
    Andrologia
    Angiologia
    Aritmologia
    Cardiologia
    Dermatologia
    Diabetologia
    Ematologia
    Endocrinologia
    Epatologia
    Gastroenterologia
    Ginecologia
    Infettivologia
    Metabolismo
    Nefrologia
    Neurologia
    Obesiologia
    Oculistica
    Oncologia
    Pediatria
    Pneumologia
    Psichiatria
    Reumatologia
    Tiroidologia
    Urologia
    Virologia
 

News

MabCampath associato a gravi reazioni avverse nella sclerosi multipla recidivante-remittente

Mercoledì 17 Giugno 2009 - Alemtuzumab ( Campath, MabCampath ) è risultato più efficace dell’Interferone beta-1a ( Rebif ) nel trattamento della fase precoce della sclerosi multipla recidivante-remittente, con conseguente riduzione dell’incidenza di recidive e di disabilità.
Tuttavia il trattamento con questo anticorpo monoclonale è associato a gravi reazioni avverse, tra cui la porpora trombocitopenica immune nel 3% dei pazienti.

Lo studio di fase 2 ha mostrato che i pazienti trattati con Alemtuzumab hanno presentato una riduzione del 74% dell’incidenza di recidive e una riduzione del 72% del rischio di accumulo di disabilità rispetto al trattamento standard con Interferone beta-1a.

I miglioramenti clinici sono stati supportati dai dati della risonanza magnetica per immagini che hanno mostrato una riduzione del volume del burden delle lesioni a livello cerebrale e un aumento del volume del cervello nel gruppo Alemtuzumab nel periodo compreso tra 1 anno e 3 anni.
I cambiamenti nel volume cerebrale stanno ad indicare una riduzione del volume delle lesioni infiammatorie.
Nello stesso periodo, il gruppo trattato con Interferone beta-1a ha presentato una più piccola riduzione del burden delle lesioni cerebrali ed una riduzione del volume del cervello.

Rispetto all’Interferone beta-1a, Alemtuzumab è risultato associato a una significativamente più alta incidenza di gravi eventi avversi, tra cui: porpora trombocitopenica immune ( 3% vs 1% ), disturbi tiroidei ( 23% vs 3% ) e infezioni ( 66% vs 47% ).

Nel settembre 2005, il trattamento con Alemtuzumab è stato sospeso dopo che erano stati registrati 3 casi di porpora trombocitopenica immune e un paziente era morto.
Il trattamento con Interferone beta-1a invece non è stato interrotto.

E’ stato osservato, mesi o anni dopo la fine del trattamento, che i pazienti che avevano ricevuto Alemtuzumab, erano più sensibili a sviluppare malattie autoimmuni, soprattutto a livello tiroideo, ma, cosa ancor più preoccupante, nei confronti delle piastrine. ( Xagena Medicina )

Fonte: NEJM, 2008

Link: Neurologia.net

Link: MedicinaNews.it

Google
Web
Xagena News

 
 
 
 
     Anticoncezionali.net
     Aritmia.net
     Benessere.net
     Biomedicina.net
     Cardiologia.net
     Cardiologia.org
     Cuore.net
     CuoreOnline.it
     CuoreOnline.net
     DiagnosticaOnline.net
     Dimagrire.net
     Dislipidemia.it
     Erboristeria.net
     Farmaci.net
     FarmaciOnline.it
     FarmacoVigilanza.net
     FecondazioneOnline.net
     GravidanzaOnline.net
     IlFarmacista.it
     Menopausa.net
     NutrizioneOnline.net
     Omocisteina.net
     OncoGinecologia.net
     ProgettoVaricella.it
     ProntoSoccorso.net
     PsicologiaOnline.net
     SindromeMetabolica.it
     Stroke.it
     Trombosionline.it
     UroGinecologia.net
     Vaccini.net
     VacciniOnline.net
     Vaccinazioni.net
Xagena.it

.::Powered By LM Web Solutions::.